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LA CARRARA CHE NON C’E’ PIU’
di CESAREMARCHETTI Non ci si può che rammaricare leggendo l’intervista a Beniamino Gemignani, pubblicata sul giornale. E’ un appassionato “amarcord” impregnato di profonda nostalgia. Ma la nostalgia...
di CESAREMARCHETTI
Non ci si può che rammaricare leggendo l’intervista a Beniamino Gemignani, pubblicata sul giornale. E’ un appassionato “amarcord” impregnato di profonda nostalgia.
Ma la nostalgia è un sentimento struggente, che fa dimenticare la realtà odierna.
Rispetto agli anni 50 e 60 vagheggiati dallo storico Beniamino sono cambiate molte cose, c’è stata una svolta epocale. Oggi viviamo in un altro mondo. Il grande sviluppo della motorizzazione, la televisione, le tecnologie informatiche hanno cambiato le nostre abitudini, i costumi e persino la morale. Quindi la città o si adegua alle nuove esigenze della gente o muore. Le amministrazioni succedutesi da quegli anni sino ai nostri giorni non sono state all’altezza del compito; non è questione di destra o di sinistra è solo mancanza di cultura. E’ ovvio che con lo sviluppo della motorizzazione la popolazione si sarebbe spostata verso il mare, c’era il bisogno fisiologico di trovare più spazi e l’unico modo per impedire lo spopolamento del centro era quello di creare grandi spazi per i parcheggi e per i giardini pubblici. Invece c’è tutt’oggi una cronica carenza di posti macchina e di verde in città. Si potrebbe rivalutare le colline, che oggi sono ricoperte di boschi incolti, ma tutto è stato lasciato in mano ai Talebani verdi. La ex Montecatini, che poteva essere un polmone verde per la città e uno spazio per un grande parcheggio, ora è stata edificata totalmente. Tutte scelte in controtendenza, che oggi la città paga. Non ci sono luoghi, locali dove la gente possa ritrovarsi, e ciò è la conseguenza del fatto che in città non c’è più un cinema, avevamo uno dei più grandi teatri della Toscana, ma vediamo com’è ridotto, non c’è un locale da ballo, non ci sono guide turistiche, tutte le sere e la domenica non c’è un bar aperto. E cosa si vuole? Che la gente venga a Carrara? I giovani si riuniscono a Marina alla Rinchiosa e cosa vengono a fare in via Roma? Non ci sono locali spaziosi, che permettono anche di fare quattro salti, se ne vanno anzi al Forte. Ma la responsabilità di tale decadenza non è solo delle amministrazioni, ma anche di tanti cittadini abbienti, che hanno lasciato la città per andare ad abitare in Versilia. Che sconforto! Ma poi a influenzare tutto c’è anche la crisi economica. Già negli anni sessanta trovare un posto di lavoro in città per un giovane laureato era difficile: ci si buttava a insegnare a scuola o si doveva fare le valige. Fare marcia indietro è molto difficile, Carrara sta retrocedendo a paese delle Apuane, come una volta erano Gragnana o Bedizzano; in essa circolano più automobili che persone, quelle che vanno agli uffici Inps, Inail, alla Camera di Commercio e al Comune e per ora all’ospedale, le cui funzioni saranno presto limitate. Si dice che questo è male, ma io non sono d’accordo con quelli che affermano che l’ospedale unico dev’essere fatto al monoblocco. Ve le immaginate voi le autoambulanze che trasportano i malati di Massa su per la Foce? Siamo seri. Per rilanciare Carrara ci vuole serietà, cultura e anche danaro. Cose che mancano.
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