Il Tirreno

Casania, il cimitero dimenticato da tutti

Casania, il cimitero dimenticato da tutti

La rabbia della famiglia di una defunta: «La bara abbandonata in una cappelletta sporca e su un cavalletto per muratori»

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MASSA

Appena entrate vi sembra di immergervi in un film dell’orrore. Stiamo parlando del cimitero di Casania, frazione sulle alture massesi. Poche tombe, una cappelletta dove vengono lasciate le bare in attesa di sepoltura. Tutto intorno il degrado. Se ne è accorta una famiglia che ha dovuto dare l’addio a un’anziana parente, deceduta una settimana fa. Quando i congiunti sono arrivati a Casania con il corteo funebre hanno visto che erano circondati dall’incuria. Tanto per cominciare il cancello del camposanto era chiuso da una corda e la cappelletta aveva una catenella senza lucchetto. Come sostegno del feretro una sorta di cavalletto per muratori. Troppo per la figlia e la nipote della defunta, che sono sbottate: «Non hanno neppure pulito la cappelletta, sembrava lo stanzino degli attrezzi. Abbiamo protestato con quelli della cooperativa che gestiscono i cimiteri e anche con l’ufficio comunale. Ci hanno dato ragione, ma questo non ci può bastare. Casania non può stare in queste condizioni».

Dopo il dolore la rabbia. Anche perché era stata la stessa defunta a dire ai suoi cari che voleva essere sepolta a Casania: «La salma doveva restare tutta la notte al cimitero, ci avevano assicurati che la cappella era in ordine e che non ci sarebbero stati problemi. Ma appena siamo arrivati lassù ci siamo resi conto che il cimitero era in condizioni terribili: la cappella era sporca, con oggetti rotti e abbandonati all'interno, sprovvista di serratura, con la catena senza lucchetto. Lo abbiamo acquistato noi per essere sicuri che nessuno entrasse di notte e facesse qualcosa alla bara».

La mattina successiva, quando la salma doveva essere inumata i parenti hanno trovato gli addetti della cooperativa di servizi che si occupa della gestione dei cimiteri intenti a pulire. E hanno chiesto spiegazioni. Ma la colpa sembrava essere di tutti e di nessuno. «Ci siamo sentiti colpevoli di non aver agito per il meglio e di esserci fidati di persone ed enti che non hanno fatto il loro dovere. E che alla fine ci hanno richiesto la riscossione della tassa di 302,29 euro per un servizio che, non è definibile tale».

Dopo il dolore insomma, anche la rabbia. E lo scarica barile: «Quando mi sono recata a chiedere spiegazioni - conclude una congiunta - mi è stato detto che la colpa in fondo non è di nessuno, perché il responsabile dell'ufficio ha chiamato il responsabile del cimitero di Mirteto, che a sua volta ha dato mandato alla cooperativa di procedere. Come è noto, lo scaricabarile è lo sport più praticato dagli italiani. Francamente mi sono sentita presa in giro, in uno dei momenti in cui si è più fragili e più emotivamente instabili. Chi subisce un lutto vorrebbe che tutto finisse il prima possibile e spesso lascia correre per evitare di sentire più dolore. A noi non cambia nulla, non cerchiamo risarcimenti, ma la sofferenza non ce la toglie nessuno».

Forse sarebbe bastato poco per non far arrabbiare una famiglia che era appena stata investita da un lutto. Bastava pulire quella cappelletta e non dare quella sensazione di abbandono che ha fatto male a chi già piangeva. Anche perché gli abitanti della frazione montana da tempo segnalano in Comune che quel camposanto è una vergogna.

Ma nonostante le proteste, anche formali, nessuno ha alzato un dito per risolvere la situazione. Neppure lo sforzo per trovare una chiusura più ermetica di una semplice corda. Di chi è la colpa? (d.d.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa