Sicurezza
Il destino della Fornace da fabbrica a rudere
La proprietà spinge per realizzare un centro commerciale, ma di mezzo c’è la Soprintendenza
CARRARA. Ipotesi centro commerciale per la ex-Fornace Saudino. Continuiamo nell’analisi delle “dieci spine” conficcate nella nostra città, e prendiamo in esame la storica struttura di Avfenza, fra l’altro a poche centinaia di metri dal Marble Hotel, altro simbolo negativo della nostra città.
L’idea del centro commerciale è quella lanciata dalla proprietà per la possibile riqualificazione della struttura in viale Galilei ad Avenza, zona già da tempo al centro di dibattiti e polemiche per il suo degrado. Quello che è, e resta al momento solo un proposito, rappresenterebbe - sempre secondo la proprietà - anche un sistema per preservare il vincolo imposto sul manufatto dalla Sovrintendenza, per la quale la Fornace è un reperto di archeologia industriale. Nell'idea dell'amministratore delegato, si potrebbe garantire la sopravvivenza della memoria storica nell'area, con un apposito intervento di rifacimento (prevedendo quindi la rimozione del fabbricato e la successiva ricostruzione fedele) e, nel contempo, uno sfruttamento dello spazio liberatosi da destinare a scopi economici, conformemente alle direttive del piano regolatore, proprio con un centro commerciale di ultima generazione.
In sostanza, i proprietari sollecitano Comune e Sovrintendenza per decidere cosa fare finalmente. In merito, l'assessore all'urbanistica, Andrea Vannucci afferma che «più del Comune, spetta ai proprietari discutere con la Sovrintendenza i termini più consoni ed adeguati per raggiungere una convergenza. Quanto alle istituzioni comunali – aggiunge Vannucci – sono intenzionato a mantenere un rapporto di collaborazione ed intesa con la Sovrintendenza, cercando di cooperare al recupero dell'area, anche se il margine di azione resta modesto». Quello che resta certo, nel susseguirsi delle idee e dei limiti di competenza è il declino della struttura, un tempo importante.
A ricordarlo è l'esperto di storia locale Pietro di Pierro, che ne ha seguito con particolare interesse le vicissitudini. Fondata nel 1927 per la produzione di mattoni, la Fornace Saudino era dotata di proprie cave autonome di argilla (gli odierni Bozzi di Saudino) e dava lavoro a 70-80 dipendenti. «Oltre alla dimensione strettamente economica – aggiunge Di Pierro – anche quella architettonica non deve essere trascurata, essendo costruita, in maniera originale, sul modello di una chiesa, con tre navate e considerevole altezza per fare defluire i vapori della produzione». Cessata l'attività nel 1975, la Fornace è stata dichiarata bene archeologico industriale nei primi anni '80, anche per l'intervento di una serie di comitati locali, ostili al suo abbattimento. Da allora però, inarrestabile, il processo di degrado. Circostanza che preoccupa il direttore della Cna, Paolo Ciotti, per il quale «c'è un rischio sicurezza per la struttura».
«Nel corso dell'ultimo anno, i crolli sono stati numerosi, specie dei tramezzi superiori, ed alcuni piloni centrali risultano persino danneggiati, con piante, anche a grosso fusto, ormai radicatesi all'interno».
Ciò non vuol dire che la Fornace potrebbe venire giù da un momento all'altro: piuttosto che «si sente la necessità di una maggiore garanzia, anche perchè una recinzione messa intorno al rudere non basta davvero». Al problema strutturale si aggiunge poi il degrado socio-sanitario, al centro di ripetute denunce nel corso degli anni: dalla presenza di topi all'immondizia diffusa, fino alle "frequentazioni" da parte di persone poco raccomandabili. Secondo Argante Mussi, segretario del Pd di Carrara, «il dilemma resta come salvarguardare il patrimonio storico della Fornace e, nello stesso tempo, riqualificare l'area». Pertanto, qualsiasi proposta andrà in tale direzione sarà bene accetta e appoggiata, in una combinazione di cultura ed economia.
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