Il Tirreno

Le spine nel fianco di Carrara La bonifica che dura da ventotto anni

Le spine nel fianco di Carrara La bonifica che dura da ventotto anni

Nel sottosuolo dell’area ex Enichem, oggi di proprietà Syndial, ancora i veleni delle vecchie lavorazioni

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CARRARA. C’è un’area la cui bonifica è in corso praticamente da quasi ventotto anni. E’ quella dell’ex Rumianca, poi ex Enichem, attualmente Syndial.

Lo stabilimento che faceva parte del polo chimico poi smantellato, fu chiuso nel 1984 dopo un incidente ambientale (la fuoriuscita di fumi tossici da un impianto interno) e da allora tutta l’area attende il rilancio produttivo. E’ una storia di posti di lavoro persi, di veleni nel suolo e sottosuolo e di interventi che nel corso di tutti questi anni sono stati effettuati per poter restituire al territorio 17 ettari disinquinati. Ma, fra progetti che in varie fasi sono stati presentati al ministero dell’ambiente e prescrizioni da questo impartite, ancora oggi la telenovela non è arrivata alla pagina finale.

La bonifica del suolo c’è stata, con l’abbattimento dei manufatti e la ripulitura da tutti i cumuli di sostanze tossiche. Syndial da anni sta purificando la falda idrica tramite un impianto ad hoc di trattamento delle acque.

Ma della bonifica del sottosuolo (per cui deve essere prima scarnificato l’asfalto messo sul suolo) , non si sa più nulla e perfino la politica sembra essersi dimenticata di quel sito, visto che non si hanno notizie di solleciti inoltrati a Roma o al soggetto che si sta occupando del disinquinamento. In effetti il sindaco Angelo Zubbani non se n’é dimenticato, ma i suoi ultimi aggiornamenti risalgono a 5 o 6 mesi fa: «Mi dissero che attendevano ancora l’ok ministeriale definitivo».

Le ultime notizie ufficiali che si hanno da Syndial (gruppo Eni)risalgono all’ottobre 2010: fu annunciato che nel dicembre dello stesso anno un nuovo progetto di disinquinamento sarebbe stato inviato al ministero, che da un governo all’altro non ha mai smesso di fare prescrizioni e chiedere integrazioni.

Nel sottosuolo, legate alle lavorazioni di un tempo, ci sarebbero circa 200mila metri cubi di materiali inquinanti (dall’arsenico ai diserbanti, individuati dalle caratterizzazioni).

Syndial, attuale proprietaria dell’area, circa un anno fa spiegò quale era lo stato dell’arte del sito che si trova peraltro nel Sin, cioè l’area di interesse nazionale per le bonifiche.

La premessa: l’area è stata acquisita dall’Eni, e per essa dall’Anic, dal primo aprile 1982, nell’ambito del trasferimento degli impianti chimici della Sir-Rumianca. Quando lo stabilimento era di proprietà della Sir, vi si i producevano fitofarmaci. Dopo l’acquisizione in Anic, continuò fino al 1984, la sola attività di formulazione di alcuni fitofarmaci .

Dopo la dismissione, la lenta opera per la bonifica, cominciando dal suolo dove poi è avvenuto un intervento di messa in sicurezza di emergenza dei terreni mediante copertura e impermeabilizzazione di tutte le aree contaminate. Più la barriera idraulica di emungimento delle acque. Ma per arrivare all’oggi la strada è stata tortuosa.

La Syndial ha presentato nel 2004 i progetti per la bonifica definitiva dei terreni e della falda, e su richiesta del ministero ha poi presentato integrazioni nel 2005. Nel frattempo entrò in vigore una nuova normativa, e la Syndial dovette effettuare una ulteriore analisi di rischio del sito. La società spiegò di averla «condotta seconda le previsioni delle nuove norme». La documentazione venne inviata a Roma nel 2006, ma ancora una volta il ministero formulò prescrizioni sull’analisi di rischio presentata.

Arriviamo al 13 agosto 2008: Syndia invia al Ministero dell’ambiente il progetto operativo di “bonifica suoli e falda”, ma le prescrizioni non finiscono lì.

Il 22 gennaio 2010, il ministero tramite la commissione istruttoria fa sapere a Syndial che occorrono ulteriori approfondimenti su alcuni aspetti progettuali.

Vengono definite altre integrazioni, e viene elaborata una bozza di piano di interventi: proprio quel piano che Syndial annunciò che sarebbe partito per Roma nel dicembre 2010, per poter ottenere l’autorizzazione definitiva a procedere con i lavori.

Nel frattempo è proseguita la bonifica della falda idrica attraverso 28 pozzi. L’acqua purificata viene immessa nel Lavello. Syndial assicurò: «Le acque trattate vengono immesse nel Fosso Lavello nel pieno rispetto dei limiti di legge. Dal suo avvio (agosto 2004) il sistema integrato di emungimento e trattamento acque, viene gestito secondo protocolli sottoscritti con l’Ente di controllo e aggiornati in funzione dei miglioramenti operati. I dati che derivano dal monitoraggio delle matrici ambientali sono sotto controllo da parte degli enti competenti». Quel pezzo di zona industriale attende ancora, dopo 28 anni, la rinascita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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