Il Tirreno

«Arriva la mafia», il rapporto della fondazione Caponnetto

Il rogo doloso in un cantiere dove vengono realizzati yacht e l’incendio al locale Regina di cuori: due episodi preoccupanti
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Il rogo doloso in un cantiere dove vengono realizzati yacht e l’incendio al locale Regina di cuori: due episodi preoccupanti

Massa Carrara è la provincia più vulnerabile in tutta la Toscana. Sono tanti i segnali che fanno preoccupare

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 MASSA. La fondazione Antonino Caponnetto, il magistrato che guidò il pool antimafia di Giovanni Falcone e Paolo Borselino scomparso dieci anni fa, lancia l'allarme criminalità organizzata in Toscana e dice di tenere gli occhi aperti soprattutto nella provincia apuana. La fondazione ha pubblicato il rapporto del 2011 sulla Legalità e giustizia sociale e quello di Massa-Carrara è l'unico territorio con una presenza economica mafiosa alta e un rischio di colonizzazione altrettanto alto. Tutte le altre province hanno un valore alto (o medio alto) e il secondo e quasi sempre basso. Ci sono margini per intervenire. Ai piedi delle Apuane invece la situazione sembra compromessa.  Il rapporto della fondazione Caponnetto trae spunto dai fatti di cronaca. E l'elenco degli episodi in odore di criminalità organizzata è lungo (vedi box a fianco).

Sono soprattutto gli incendi a esercizi pubblici o aziende a preoccupare. Ma c'è anche l'avviso della Dia alla squadra mobile di tenere gli occhi aperti arrivato dopo l'arresto del superboss dei Casalesi Michele Zagaria. La Direzione investigativa antimafia ha detto di stare attenti ad appalti, attività imprenditoriali e investimenti sia a Massa sia a Marina. Non è un vero e proprio allarme camorra, ma ci manca poco. Perché la sensazione degli inquirenti campani è che in terra apuana possa nascondersi qualcosa di grosso. L'impressione è che dando la caccia al superlatitante della camorra gli inquirenti abbiano scoperto qualcosa in terra apuana, ma che per ora siano soltanto a livello di ipotesi. Del resto non è la prima volta che vengono accostati i Casalesi a Massa. Esattamente due anni fa sempre la Dia aveva sequestrato un complesso immobiliare ai Ronchi. Case ricavate dal restyling di un vecchio hotel (il Colombo) che aveva chiuso i battenti da un pezzo.

La palazzina era intestata ad Aldo Bazzini, suocero di Pasquale Zagaria, fratello del boss Michele. Proprio il superlatitante finito in manette una decina di giorni fa. Va detto che il titolare della ditta, Paolo Bazzini, il giorno dopo i sigilli all'immobile aveva tenuto a precisare che loro non la camorra non c'entravano nulla. Ma intanto il sequestro è rimasto. Il nuovo allarme della Dia e il precedente fanno capire che qualcosa cova sotto la cenere.  Il rapporto sul 2011 poi comprende una voce preoccupante: il videopoker. Anche qui l'anno appena trascorso si è chiuso con il sequestro di un'azienda massese che apparteneva a un imprenditore nisseno finito in manette dopo un'indagine sulle macchinette truccate. Tutti segnali che non fanno dormire sonni tranquilli agli inquirenti locali.

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