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I funerali del sindacalista: «Ciao grande Pedro»

I funerali del sindacalista: «Ciao grande Pedro»

Tanta gente ieri al funerale anarchico del leader dei cobas del marmo, attraversata Carrara. Per lui ha suonato la banda cittadina, nel corteo anche i sindaci Zubbani e Pucci

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 CARRARA. Un funerale così non si vedeva da tempo in città. Un funerale anarchico per Giovanni "Padro" Pedrazzi, il leader dei cobas marmo, sindacalista da una vita, uno che ha suonato la carica ai cavatori fino all'ultimo, che si è battuto per il riconoscimento del lavoro usurante nel settore escavazione, e in prima linea con i cittadini nella guerra dell'acqua quando partirono le bollette "fai da te". Un personaggio che entra a pieno titolo nella storia di Carrara.  Ai suoi funerali partiti dall'obitorio, ieri mattina, c'erano circa trecento persone, fra cui i sindaci Roberto Pucci e Angelo Zubbani, il presidente del consiglio comunale Luca Ragoni, tanti cavatori (i cobas hanno dato libertà di andare a lavorare o no), gli anarchici carraresi del Circolo culturale Gogliardo Fiaschi e altri venuti da fuori, sindacalisti, abitanti di Miseglia, paese di Pedrazzi, l'ingegner Maura Pellegri del servizio Asl di prevenzione sui luoghi di lavoro, personale dell'ufficio Marmo del Comune, rappresentanti di categorie. Tanta gente con gli occhi lucidi.  

Cgil, Cisl e Uil in una nota esprimono il loro cordoglio per la scomparsa del leader dei cobas del marmo «da sempre impegnato nella difesa dei diritti dei più deboli». Il Pcl «si associa al lutto dei lavoratori di Carrara e della famiglia». Cordoglio anche da parte dei verdi di Carrara per Pedrazzi «che amava prima di tutto la giustizia».  Il corteo è stato aperto dalla banda musicale cittadina "Verdi" che ha suonato vari brani, che hanno anche accompagnato la storia degli anarchici.  C'erano le bandiere anarchiche a lutto, quella dell'Anpi, lo striscione rosso (come i fiori sulla bara) dei Comitati di base del marmo. Dietro il feretro i familiri e tutto il corteo che in un grande abbraccio al Pedro, è sceso in piazza d'Armi dove si è fermato davanti al monumento ad Alberto Meschi: scroscia un applauso mentre la banda intona "Va pensiero".

 Poi il passaggio in piazza del Duomo: qualche serranda abbassata dei negozi, la gente sulle porte, in silenzio. Tutti sanno chi era Giovanni Pedrazzi. In piazza Alberica una giovane studentessa cinese scatta foto al corteo: chissà, il "Pedro" avrebbe forse sorriso bonariamente.  In via Ulivi, dove c'è il circolo anarchico, negozianti sugli usci, uno ha spento le luci nel segno del lutto. In piazza 2 Giugno, davanti al municipio, la banda suona ancora. E poi il momento più toccante in via VII Luglio dove c'è la sede dei Cobas, che viene aperta. Molti ci si rifugiano a piangere mentre il feretro si ferma. «Per il Pedro!!!» grida una voce, e parte un lungo applauso. La gente dà l'ultimo saluto toccando la bara. E nel silenzio totale, improvvisamente gli anarchici si stringono in un gruppo con le bandiere e intonano (senza musica) l'inno del Primo di maggio. Nessuno intorno fiata. E poi l'ultimissimo saluto: «Ciao Pedro, grande Padro». Il feretro parte per Genova. Le ceneri di Giovanni Pedrazzi riposeranno nel cimitero di Miseglia. C.C.

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