Finanza
Dopo l'intervento perde l'uso delle gambe
Una casalinga 59enne operata d'ernia vince la causa con l'Asl di Bologna: sarà risarcita
CARRARA. Dopo un intervento all'ernia ha perso l'uso delle gambe. Ora, dopo cinque anni, grazie all'avvocato (e presidente) del Tribunale del malato, Gianluigi Fondi, una casalinga carrarese di 59 annni ha vinto la sua battaglia legale e sarà risarcita dall'Asl di Bologna. Perchè non le era stato sottoposto il consenso informato prima dell'intervento. In sostanza, nessuno dei medici aveva detto alla donna che, per complicazioni legate all'operazione, avrebbe potuto anche rimanere paralizzata. La cifra del risarcimento sarà stabilita nei prossimi giorni. La causa civile si è conclusa da poco, a fine dicembre: il tribunale di Bologna ha riconosciuto la mancanza di consenso informato prima dell'intervento e anche una precentuale di errore durante l'operazione stessa.
Una vicenda dolorosa e delicatissima, che parte da lontano. Nove anni fa, al ritorno da una vacanza la casalinga protagonista del caso di malasanità, ha cominciato ad avvertire dolori in fondo alla schiena. Sempre più forti. La signora, sposata e con due figli, ha cominciato a fare visite mediche e accertamenti. Fino ad arrivare alla diagnosi: a farla stare male erano tre ernie discali toraciche. E così, nel gennaio del 2003 (a quell'epoca aveva 50 anni), ha deciso di farsi operare, e di asportare quelle ernie che le stavano dando dolori acuti alla schiena e alle gambe. Per sottoporsi all'intervento aveva scelto il top, l'ospedale specializzato Bellaria di Bologna, l'unico che avesse gli apparecchi innovativi e frutto delle ultime tecnologie, in grado di praticare una così delicata operazione. Ma qualcosa, durante l'intervento è andato storto. La donna, che era entrata in sala operatoria da sola, con le sue gambe, al risveglio dall'anestesia quelle stesse gambe non le sentiva più. È stata rassicurata dai medici, sembrava solo una questione di tempo. Ma neppure la terapia a cui si è sottoposta in un centro specializzato di Firenze subito dopo l'intervento, ha cambiato la realtà: non poteva più camminare. E non avrebbe più potuto farlo. Da allora in poi avrebbe dovuto muoversi con l'ausilio della sedia a rotelle.
Un colpo al cuore. La vita cambiata per sempre, dopo quello che, a detta dei medici, avrebbe dovuto essere un intervento di routine. «Uno dei dottori - sottolinea l'avvoctao Fondi- avrebbe addirittura detto alla mia assistita: "Io operazioni così me le bevo". Abbiamo visto poi com' è andata a finire». La donna ha deciso, con grande coraggio, di combattere per avere giustizia. E per dare un esempio a chi, come lei è vittima della malasanità e spesso, non avendo le adeguate informazioni tecniche, e mediche, finisce per rimanere nell'ombra.
La casalinga carrarese ha voluto andare fino in fondo e ha trovato il pieno sostegno del Tribunale del malato e dell'avvocato Gianluigi Fondi, che ne è anche presidente. «Mi hanno aiutato durante tutta la battaglia legale - dice la donna - e in Gianluigi ho trovato davvero un amico». La causa civile è cominciata nel 2006 ed è stata portata avanti con grande energia. A fine dicembre si è conclusa con il riconoscimento, da parte del tribunale di Bologna, della mancanza del consenso informato prima dell'intervento chirurigico che ha cambiato la vita alla 59enne carrarese, privandola dell'uso delle gambe. Il giudice ha anche riconosciuto una percentuale di errore nell'operazione stessa. E stabilito quindi il risarcimento della donna.
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