Finanza
E ora in divisa tra i banchi
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CAMPANELLA. All’uscita da scuola alcuni alunni hanno la divisaDopo le vacanze alla Giorgini c'è chi va a scuola con la nuova mise
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MONTIGNOSO. Quando una scuola media statale si fa molto british. È il caso della Giorgini dove, stamani, al rientro dalla pausa natalizia, alcuni alunni hanno incominciato ad indossare jeans blu e polo bianca con il logo della scuola (le felpe non sono ancora pronte) della tanto discussa divisa. Anche se qualcuno la divisa l'aveva già indossata, niente meno che alla rituale recita natalizia. Via libera, quindi, alla nuova mise oggetto, però, di dure contestazioni da parte di parecchi genitori. La preside Tosca Barghini, che la divisa l'ha proposta, spiega: «Non puniremo gli alunni che non la indosseranno. Cercheremo piuttosto di dialogare con loro e con i genitori per far capire lo scopo di questa iniziativa, ossia la costruzione del senso di appartenenza, la lotta al consumismo e alla discriminazione in base al vestito». Ma per molti papà e mamme la divisa è un modo autoritario di strozzare l'identità individuale, per altri una perdita di tempo «per fare pubblicità all'istituto piuttosto che impegnarsi in iniziative efficaci». Racconta Mario Alberti, uno degli otto rappresentanti dei genitori nel consiglio d'istituto: «Anzitutto non ci piace il modo in cui ci hanno imposto questa decisione. Non puoi obbligare un bambino ad indossare un'uniforme. Il ragazzo deve essere libero di esprimere la propria identità, anche attraverso l'abbigliamento, se è questo che vuole, e non deve essere una scuola a dirgli come esprimersi. Secondo aspetto - prosegue il papà - i problemi all'interno della scuola sono ben altri. C'è chi cerca di fare pubblicità con questa storia delle divise, dimenticando che ci sono disagi che rimangono all'oscuro come la mancanza di insegnanti di sostegno, il fatto che bisogna fare la colletta per comprare carte e materiali primari, una fotocopiatrice che non viene usata». Polemiche erano state sollevate anche sul costo della divisa: 66 euro per un completo, ai quali vanno aggiunti altri 10 euro per ogni polo "di ricambio". La preside, a questo proposito, fa sapere che è stato messo a disposizione un fondo, sponsorizzato dalla Fondazione Mite Giannetti D'Angiolo (legata alla ditta Campolonghi) che coprirà interamente le spese di un completo ai genitori che ne faranno richiesta. «Ovviamente non possiamo distribuire completi gratis a tutti - spiega Tosca Borghini - ma almeno possiamo coprire le spese alle famiglie più bisognose».
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