Il Tirreno

Addio a Giovanni Pedrazzi dei Cobas

Addio a Giovanni Pedrazzi dei Cobas

La città piange il Pedro, protagonista di tante battaglie dalla parte dei lavoratori

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Un gravissimo lutto nel mondo del sindacato: è morto ieri sera, poco prima delle 21, Giovanni Pedrazzi, leader del Cobas marmo e dei sindacati autonomi Confail. Aveva 73 anni, compiuti lo scorso ottobre. Da qualche tempo era malato di tumore, ma non sembrava che la patologia potesse portarlo al decesso così in fretta; improvvisamente, subito dopo Natale, le sue condizioni sono invece peggiorate.  Giovanni Pedrazzi, che abitava a Miseglia, aveva 73 anni; dopo aver lavorato per molti anni alla Montedison, era entrato nel sindacato, prima nella Uil dei portuali, e poi aveva fondato i Cobas del marmo.

Lascia la moglie Bernarda Pucciarelli, e tre figli: Elio, Lara e Roberta.  Come detto, da qualche tempo gli era stato diagnosticato un tumore al polmone; ma nonostante i problemi di salute, era sempre attivissimo, pieno di idee e di voglia di lottare.  La sua caratteristica principale - ma non è facile individuarne una in una personalità così ricca di carattere - era sicuramente la voglia di lottare contro le ingiustizie. Prendeva a cuore una causa, e non si arrendeva fino a che non vedeva dei risultati.  Innumerevoli le campagne portate avanti come Cobas del marmo, a forza di assemblee, scioperi, manifestazioni. Conosceva le cave una per una, aveva delegati praticamente ovunque, con le periodiche assemblee di canalone riusciva ad avere il polso delle necessità dei cavatori. 

Fra le battaglie degli ultimi vent'anni, sicuramente quella per la sicurezza sui luoghi di lavoro e in cava in particolare. Ogni incidente, anche piccolo, era una ferita anche per il Pedro; era la sua priorità assoluta, quella di migliorare le condizioni di sicurezza per i lavoratori. Ma non si può non citare anche l'ultradecennale battaglia, a ogni livello, per il riconoscimento a tutti i cavatori dei benefici del lavoro usurante. Decine e decine i solleciti ai parlamentari, ai consiglieri regionali, agli amministratori. Una vera e propria campagna che ne ha accompagnato il cammino per moltissimo tempo, con interventi periodici sempre di grande spessore. Ma anche di recente era attivo su tutti i temi più importanti: aveva provato ad opporsi a Gaia, costituendo un comitato, e proprio l'anno scorso aveva avviato un percorso difficile per contrastare la ristrutturazione del soccorso cave. 

Ma è davvero impossibile ricordare tutte le battaglie: fortissimo, anche nell'ultimo Primo Maggio anarchico - Pedrazzi era una presenza fissa sul palco dei libertari, un mondo a cui era vicino - il monito ai concessionari del marmo perché pagassero di più per l'escavato; i Cobas erano presenti e si sono fatti sentire anche al porto e alla San Carlo.  Una personalità importante, fondamentale il suo apprto nel migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori, soprattutto delle cave ma non solo.  Aveva anche doti di scrittore, e negli ultimi anni aveva dato alle stampe due volumi: prima "Racconto di paese", poi «Ardori ideali (Racconto di paese parte seconda)», anche questo edito dalla Cooperativa Tipolitografica Editrice di via San Piero.

Fra gli argomenti, anche una frana in cava e la solidarietà delle genti apuane. Proprio la frana mortale dei Bettogli di 13 anni fa, con la morte di due giovani cavatori, aveva rappresentato un altro evento terribile e drammatico da cui era partita una autentica offensiva per la sicurezza.  I funerali si svolgeranno domani, non ancora stabilito se di mattina o di pomeriggio. Con Pedrazzi l'intera città perde un suo paladino, un carrarese innamorato di Carrara, delle sue cave, del suo mare e soprattutto dei suoi concittadini. Un uomo buono d'animo, d'altri tempi, tenace e battagliero. M.B.

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