Gioco
«Bene la privatizzazione, ma così è un salto nel buio»
Terme di Equi, situazione choc la minoranza consiliare all'attacco
◗
Uno scorcio delle Terme di Equi 2 MINUTI DI LETTURA
FIVIZZANO. Si è parlato delle Terme di Equi nell'ultimo consiglio comunale del 2011 che si è svolto il 29 dicembre. Nell'occasione la minoranza composta da Oriano Spadoni, Daniele Rossi e Emanuele Mastrini, così come scrivono in una nota «ha dovuto prendere atto dalle dichiarazioni del sindaco Grassi circa lo stato comatoso in cui versa la società Terme di Equi Spa e della necessità impellente di vendere le quote e ricapitalizzare per evitarne il fallimento». E qui il commento degli esponenti della minoranza: «Il colpo di grazia lo ha dato la richiesta di oltre un milione di euro dell'Agenzia delle Entrate, ma anche al netto di questo debito la società presentava sul 2011 un passivo di poco inferiore all'intero fatturato. Quindi il primo dato è che al di là dei proclami di buona gestione la situazione era disastrosa. Dell'eventualità di questo debito, anche se non della ufficialità, si sapeva da tempo quindi i gestori avrebbero dovuto intervenire approntando un fondo di riserva e informando i soci. Il Consiglio Comunale di Fivizzano è stato informato solo una settimana fa». La critica di Spadoni, Rossi e Mastrini prosegue poi col fatto che «anni fa si sono voluti con arroganza espellere dal consiglio di amministrazione dell'allora Gatt Spa il consigliere di minoranza e il rappresentante dei soci privati». Infine la preoccupazione: «C'è un ulteriore importante effetto collaterale a questa situazione: il Comune è obbligato a mettere in gara la concessione per la gestione delle acque termali e lo farà, come ha detto il sindaco, con l'obiettivo esplicito di fare cassa chiedendo 20-25 annualità anticipate. Peccato che la società Terme di Equi, in questa situazione disastrosa di liquidità, non ha i requisiti per partecipare alla gara e quindi si rischia che le Terme siano di un acquirente e l'acqua di un altro, che potrebbe anche intubarla e sfruttarla fuori Comune». Con queste premesse dunque la di minoranza, pur favorevole in linea di principio alla privatizzazione delle Terme, non ha partecipato al voto «in quanto - spiega - si richiedeva un segnale esplicito di sfiducia al presidente delle Terme per le mancate comunicazioni e precauzioni legate al deficit, maggiori indicazioni sulle modalità di vendita, sui paletti da indicare, sul piano industriale previsto. Nulla di tutto questo: vendiamo, siete d'accordo? La modalità la stabiliamo noi. Questo è stato l'approccio, al solito arrogante, della maggioranza. Ancora una voragine di deficit nel nostro Comune, 1 milione e 200.000 mila euro il passivo della Terme Spa, che si aggiunge ai 3 milioni del Comune a dimostrazione di una gestione della cosa pubblica veramente inqualificabile». R.L.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
