Il dolore
IL SERVIZIO
Per Lunigiana Acque niente traguardo 2020
Gianluca Uberti
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AULLA. Tramontata definitivamente la possibilità che sia Lunigiana Acque a proseguire fino al 2020 la gestione dell'acqua ad Aulla. Una possibilità che era parsa di difficile percorribilità già da fine luglio, quando il socio privato della spa, largamente maggioritario in quanto a quote, aveva stabilito di procedere verso il taglio di Lunigiana Acque. Gaia, società interamente pubblica, doveva subentrare già dal primo gennaio di quest'anno, ma «questioni organizzative - sostiene il sindaco di Aulla, Roberto Simoncini (nella foto) - hanno fatto posticipare la data di tre mesi». Il sindaco aveva già fatto proiezioni sui costi: «Risulta che non vi saranno aumenti, ma anzi un calo delle bollette». L'arrivo di Gaia, era parso da subito uno sbocco inevitabile, anche perché il Comune di Aulla possiede quote della società. Sembrava che un decreto del governo Berlusconi desse la possibilità di fare "rientrare dalla finestra" Lunigiana Acque, pur avendo questa accumulato un passivo di 840mila euro nel 2010, ma non è stato così. Ricordiamo che nel 2010, attorno a Ferragosto, esplodeva fragoroso ad Aulla il malcontento per le bollette dell'acqua pervenute agli utenti, poiché queste recavano un avviso in cui si spiegava che si sarebbe dovuta pagare una maggiorazione di 66,86 euro a titolo di deposito cauzionale. Il tutto ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della convenzione stipulata fra la Lunigiana Acque s.p.a. e il Comune di Aulla nel 1996, ai tempi in cui era sindaco Lucio Barani. Ma in tanti si erano domandati: per quale motivo applicare questo articolo ben quindici anni dopo la stipula della convenzione? Come reazione, gli utenti si autoridussero le bollette, supportati dall'amministrazione comunale, dal gruppo consiliare "Idee in Comune" e dalla Lega Nord.
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