Il Tirreno

Negozi sempre aperti. Ma anche più vuoti

Negozi sempre aperti. Ma anche più vuoti

Grande distribuzione pronta agli orari notturni. Intanto il Natale ha fatto flop

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 MASSA. Liberi tutti: dal 1º gennaio le attività commerciali di ogni genere (negozi, ristoranti bar...) possono restare aperti tutto il giorno e tutti i giorni. Domeniche e Natali, ferragosti e Pasque, notti e albe.  È l'effetto dell'articolo 31 del decreto Monti (il famoso "Salva Italia") in tema di liberalizzazioni nel campo degli esercizi commerciali. Un'opportunità per favorire la concorrenza e, quindi, fare risparmiare i consumatori, secondo il governo. I dubbi, però sono tanti.  Intanto, c'è da capire quel che succederà qui a Massa. Dove esiste un accordo (risalente al 2009 e in scadenza) che già si è spinto parecchio avanti nelle liberalizzazione delle aperture. L'accordo stabilisce che tutti gli esercizi possano restare aperti per 52 domeniche l'anno e nei festivi. Con alcune eccezioni: 1º Maggio, Natale, Capodanno, Pasqua e Pasquetta, 25 Aprile e Ferragosto a cui è tuttavia possibile derogare (è il caso, ad esempio del Ferragosto, quando, a Marina, i negozi sono tutti aperti). La novità, dunque, non sta tanto nei giorni in più di apertura, quanto sull'allargamento degli orari di attività. Che, stando al decreto, possono essere anche di 24 ore su 24.  I negozi del centro storico ci hanno provato, nei giorni prima di Natale, a stare aperti fino alle 23. Ma si è trattato di una iniziativa limitata per invogliare lo shopping festivo. Difficilmente avranno le forze (oltre che l'interesse) a tenere aperto anche la sera per tutto l'anno. Cosa, invece, a portata della grande distribuzione. Esselunga, Carrefour, Coop, Conad restano già ora aperti fino alle 21 e - in una sfida all'ultimo cliente - è possibile che prolunghino ancora l'apertura delle casse.  Esselunga ha fatto sapere che aprirà "sempre", 365 giorni l'anno. Carrefour sta indirizzandosi sulla stessa strada; Conad, che è una specie di "federazione" di negozi, demanderà la decisione ai singoli titolari dei supermercati. UniCoop «deciderà caso per caso»: auspichiamo una normativa ragionevole, ma se prevarrà la legge della giungla non faremo la parte delle antilopi da sbranare e ci muoveremo di conseguenza, dicono dal colosso cooperativo toscano.  «Si rischia un'anarchia in cui a pagare i costi saranno ancora una volta i lavoratori», teme Stefano Nicoli della Filcams Cgil. «D'accordo sull'esigenza di dare maggiori servizi ai cittadini, ma non si può pensare di lasciare tutto al libero arbitrio. Oltre alla quantità dei servizi c'è anche la qualità. E ci sono le tutele dei lavoratori del commercio già oggi alle prese con una flessibilità pesante», dice ancora Nicoli, ricordando, in aggiunta, che l'eliminazione di tutti i vincoli sul commercio porterà «secondo studi di settore alla chiusura di 65 piccoli esercizi».  Il Comune, intanto, prende tempo per decidere se recepire il decreto Monti o se schierarsi con la Regione (che ha annunciato anche un ricoerso alla Consulta contro la deregulation). «Sono appena tornato dalle ferie, dobbiamo valutare», dice l'assessore alle Attività produttive Luigi Della Pina. Il problema vero, sintetizza Umberto Sarto di Confcommercio - ed è poi lo stesso ragionamento di Confesercenti e Cgil - «è che questa liberalizzazione non aiuta a fare ripartire i consumi. Il Natale è andato male, i negozi sono semi-vuoti e temiamo che i saldi non bastino a invertire la tendenza. Bisognerebbe mettere in tasca dei soldi ai cittadini. Questo sì aiuterebbe il commercio...». E non solo quello. C.F. ALTRO SERVIZIO A PAG. 2

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