Finanza
Salta l'assemblea, tempi più lunghi
Cinzia Chiappini
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Il Politeama I tecnici contattati dalla parte centrale chiedono di fare un sopralluogo
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CARRARA. Nuovo differimento per l'affidamento dei lavori di ristrutturazione del Politeama e denuncia "automatica" per tutti i proprietari degli immobili del palazzo: è questo lo scenario che si andrà probabilmente a comporre di qui a pochi giorni, a seguito del rinvio dell'assemblea di condominio prevista per il 9 gennaio. La prossima settimana, i titolari degli appartamenti situati nella parte centrale dell'edificio, avrebbero dovuto selezionare i professionisti da incaricare per il recupero della struttura. Ieri mattina la notizia del rinvio, che arriva a soli quattro giorni dall'"ordinanza omnibus" con cui il sindaco di Carrara, Angelo Zubbani, aveva concesso ai tre condomini (via Mazzini, via Roma e parte centrale), poco più di due settimane di tempo per "sanare" le inadempienze degli ultimi mesi, relative al completamento della messa in sicurezza, al monitoraggio della stabilità del palazzo e appunto all'incarico per la ristrutturazione. E se solo giovedì scorso il primo cittadino aveva fatto la "voce grossa" minacciando che se entro il 15 gennaio non fossero arrivati i nomi dei tecnici incaricati di progettare la "rinascita" del Politeama, da piazza 2 giugno sarebbe partita una nuova denuncia alla procura, ieri è giunta la conferma che sia la parte centrale sia l'ala di via Roma hanno rinviato le assemblee di condominio, con una decisione che spiana di fatto la strada all'azione legale del Comune. Una dilazione che si è resa necessaria, ha confermato l'amministratore di condominio Carmelo Trimboli, per consentire la presentazione di nuovi progetti di intervento, alternativi a quello proposto dai due super-consulenti dell'amministrazione carrarese (i docenti universitari Paolo Spinelli e Sergio Lagomarsino) l'unico di cui - per quanto in forma ancora ufficiosa - si sia avuta notizia dal crollo del marzo scorso a oggi. In sostanza i professionisti contattati dai proprietari hanno chiesto, prima di presentare una qualsiasi idea di ristrutturazione, di effettuare sopralluoghi all'interno del Politeama, cosa impossibile senza il via libera della Procura: in attesa di questi "nulla osta" quindi, saltano le assemblee dei condomini - che non avrebbero di fatto alcun progetto su cui confrontarsi - e, stando a quanto annunciato giovedì scorso in consiglio comunale dal sindaco, sembra inevitabile la denuncia da parte del municipio. Nuovi rinvii e ritardi che rischiano, se possibile, di complicare ulteriormente il caso-Politeama: l'ordinanza firmata da Zubbani è stata mal digerita da molti condomini della parte centrale del palazzo, non solo per il tentativo di imporre dei tempi certi sull'affidamento della ristrutturazione (cosa che qualcuno ritiene illegittima, non essendo strettamente collegata alla pubblica sicurezza di cui è tutore il primo cittadino) ma anche e soprattutto perché con quel provvedimento il sindaco ribadisce, nero su bianco, che il recupero (e quindi il progetto e quindi i costi dell'intervento) dovrà includere anche il teatro Verdi, a cui dovrà essere restituita "piena agibilità". Una precisazione non da poco perchè da un lato sancisce ufficialmente quello che Zubbani ha sempre promesso in questi mesi, ovvero che l'impegno è quello di restituire alla città anche il prestigioso teatro, ma dall'altro implica che le spese dei lavori sul Verdi saranno ripartite tra tutti i proprietari, a seconda dei millesimi, esattamente come le altre porzioni dell'edificio. Ed è proprio questo che ha fatto letteralmente sollevare una sommossa tra i titolari degli immobili della parte centrale, quella a cui, secondo l'amministrazione, sarebbe da considerare annesso il teatro: «Per il Verdi va fatto un ragionamento a parte, perché ha esigenze diverse rispetto al resto della struttura e perchè fa capo alla sola Caprice», dicono praticamente tutti i condomini, escluso appunto il municipio e ovviamente la stessa Caprice. Una diatriba, questa, che rischia di innescare una lunga serie di azioni legali con uno scambio di denunce e ricorsi tra piazza 2 giugno e i proprietari. Il rischio? Rinviare alle calende greche la partenza della ristrutturazione.
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