Il Tirreno

Tagli alla sanità. Sindaci di Pontremoli e Fivizzano preoccupati per la manovra Monti, ma confidano nel Pal

No alla chiusura dei piccoli ospedali

In alto a sinistra il sindaco di Fivizzano Paolo Grassi
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In alto a sinistra il sindaco di Fivizzano Paolo Grassi

Baracchini: difendiamo la nostra realtà. Arrighi: e rivogliamo il punto nascite

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 FIVIZZANO. L'ipotesi, legata alla manovra del governo Monti, di chiudere o riconvertire i piccoli ospedali entro il 31 ottobre 2013, desta preoccupazione a Fivizzano e Pontremoli. Anche se tagli a chi ha meno di 120 posti letto se ne è parlato anche in passato. Ora per il risparmio delle spese della sanità pubblica nel biennio 2013-2014, si ventila per quel che riguarda beni e servizi, di contenere i costi attraverso la chiusura obbligatoria dei piccoli ospedali.  Il sindaco di Fivizzano Paolo Grassi è prudente: «Dovranno essere interpellati i governatori delle Regioni. Di chiusure si parla da tanto tempo, ma i territori montani come il nostro, sono i più disagiati. La sanità ha costi elevati, ma la popolazione dove la mettiamo? Si parla tanto di prevenzione. Attendiamo di capire a livello regionale ma non mi risulta che nel piano regionale si prospettino chiusure di piccoli ospedali. Quello di Monti è un governo tecnico: e rispetto a certe ipotesi mi auguro che i parlamentari prendano posizione, perché il problema delle eventuali chiusure investirebbe centinaia di piccoli ospedali in Italia, nelle zone periferiche».  Lucia Baracchini sindaco di Pontremoli: «La nostra linea è quella di difendere il nostro ospedale, da qualunque tentativo di penalizzare la nostra realtà. Fra le priorità c'è quella di avere un presidio ospedaliero di qualità per tutte le emergenze dell'alta Lunigiana». Paolo Arrighi presidente del consiglio comunale di Pontremoli con delega alla sanità, segue l'iter del Pal locale. «Non prevede chiusure dei nostri ospedali. Stiamo facendo una lotta per mantenere ciò che abbiamo e per riattivare il punto nascita che ci è stato tolto. In sede di Pal, che seguo personalmente per la programmazione del triennio, si parla di mantenimento dell'ospedale di zona, con rianimazione, pronto soccorso, emergenza chirurgica funzionanti. Non c'è alcuna previsione di chiusura. Anche Fivizzano che ha una qualifica diversa in quanto diventerà un polo riabilitativo, manterrà i posti di chirurgia sebbene leggermente ridotti, e si prevede l'accorpamento di medicina e pneumologia. Pontremoli manterrà tutti i posti letto attuali; sarà ristrutturato dal punto di vista edilizio il reparto di medicina, verrà trovata una sistemazione migliore per endoscopia, sarà mantenuta l'attività ginecologia e ostetrica ambulatoriale con stanze adeguate. Quindi si punta a migliorare i servizi. Cercheremo nel possibile di mantenere ciò che abbiamo e di avere magari qualcosa in più. Ad esempio - spiega Arrighi - ho chiesto un polo di endocrinologia a Pontremoli indirizzato verso le malattie della tiroide che in Lunigiana sono frequenti. Quando sarà pronto l'ospedale unico di costa, andrà rivisitata la mappa dei poli chirurgici, ed è verosimile pensare che i grossi interventi verrano probabilmente effettuati nell'ospedale d'avanguardia, ma comunque qui a Pontremoli non sarà chiusa la chirurgia». Insomma, preoccupazioni ma anche speranze.  «Forse ci saranno ridimensionamenti dei posti letto ma non credo proprio che si andrà a chiusure. E peraltro non abbiamo notizie negative né dall'Asl né dalla Regione. Di certo saremo in prima linea per difendere l'ospedale di Pontremoli». Arrighi apre anche un'altra riflessione relativamente al punto nascite cancellato a Pontremoli: «Parlando col sindaco di Collagna ho saputo che l'ospedale di Castelnuovo nei monti, nel Reggiano, ha ottenuto ora un reparto di punto nascite pur registrando 350 parti l'anno, cioè al di sotto dei 500 che giustificherebbero la struttura. Mi informerò meglio. Solo con l'ospedale unico di costa, dove verrebbe collocato il punto nascite, - conclude il presidente del consiglio comunale Arrighi - migliorerebbe la situazione delle percorrenze, che ora a Pontremoli è preoccupante, per le distanze che ci sono per raggiungere il punto nascite di Montepepe. Per questo è stata da noi chiesta la riapertura della maternità a Pontremoli, ma la direzione aziendale pare non sentire».

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