Il Tirreno

Giorgio, uno sguardo fisso tra le lacrime

Giorgio Panariello immobile osserva la sepoltura di Franco
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Giorgio Panariello immobile osserva la sepoltura di Franco

L'attore è rimasto immobile a fissare la bara del fratello. Poi l'abbraccio del vigile

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 MONTIGNOSO. «Ciao Giorgio, spero di rivederti al più presto». Il saluto al comico del vigile urbano di servizio al cimitero ha chiuso la cerimonia per l'ultimo saluto a Franco Panariello. Giorgio lo ha guardato e lo ha abbracciato: «Grazie, speriamo di vederci in occasioni più allegre però». Quello dell'uomo in divisa è stato uno dei tanti gesti belli che la gente montignosina ha voluto tributare a quei due fratelli così uniti e così diversi. Anche l'anziano becchino che ha buttato palate di terra nella buca dove è stato calato il feretro ha voluto esprimere tutto il suo cordoglio: «Mi spiace», ha sussurrato. E poi se ne è andato per non far vedere la sua commozione. Partecipazione vera, che semmai ce ne fosse stato ancora bisogno ha cancellato anni e anni di incomprensioni e di malumori. Per usare una parola un po' forte si può dire che Giorgio e Franco ieri hanno rimesso le radici a casa loro. Entrambi a testa alta.  Giorgio Panariello nel piccolo camposanto è rimasto fermo, immobile in un punto. Davanti alla buca dove hanno calato la bara che conteneva la carne della sua carne. Occhiali neri, un fazzolettino di carta appallottolato e racchiuso nel pugno della mano sinistra. Si è asciugato qualche lacrima. Poche, ma sincere. E ha fissato ininterrottamente quelle pale che raccoglievano la terra per buttarla dentro la fossa. Fino a coprire il legno della bara e fino a diventare una cosa sola con il campo dove ci sono gli interrati.  Tanto era intenso lo sguardo di Giorgio e tanto seria la sua espressione che si capiva subito che quello più toccato da quella scomparsa così improvvisa (tanto da fagli dire «non me lo aspettavo») era proprio lui. Ha parlato a lungo con una vecchia parente che gli ha tirato il giaccone proprio mentre i becchini terminavano la sepoltura: «Sai Giorgio quante volte avevamo detto a Franco di stare con noi, ma lui non ne voleva sapere». Lui le ha messo un braccio dietro la schiena e l'ha avvicinata a sé, quasi fosse la mamma: «Lo so. Tutti abbiamo cercato di fare qualcosa ma non è servito».  Qualcuno ha detto che quello di Franco Panariello è stato un funerale blindato. Ma non è vero. Facce conosciute e facce sconosciute sono entrate sia in chiasa sia nel cimitero. L'unica richiesta è stata fatta a fotografi e operatori tv: gli obiettivi non erano graditi. Per questo quando alle porte del camposanto sono arrivati gli addetti all'informazione un amico di famiglia ha spostato un suv bloccando l'accesso. Ma solo a telecamere e macchine fotografiche. Poi chiunque ha potuto assistere da vicino a quello che avveniva all'interno. C'era Renato Zero che passeggiava e parlottava con i parenti come se fosse uno di famiglia: il cantante romano è stato un supporto per Giorgio, lo ha seguito come un'ombra. Lo stesso ha fatto Leonardo Pieraccioni. Anche se il regista fiorentino al camposanto non è salito, nella chiesetta del Cinquale ha stretto a sé l'amico colpito dal lutto e poi ha salutato tutti quelli che gli passavano accanto e lo ringraziavano per la sua presenza.  Non è stato semplice per Giorgio stare lì, del resto non è mai semplice per nessuno occupare la posizione che stavolta è toccata a lui. La morte di un fratello, di un fratello come Franco, è difficile da mandare giù. La testa bassa di una faccia che gli estranei hanno sempre visto sorridente da uno schermo televisivo impressiona. Se è possibile rende ancor più doloroso il dolore. E il più famoso dei Panariello non si è sottratto a una vetrina di cui avrebbe fatto volentieri a meno. La sua tristezza era cronaca e, nonostante la lontananza, i fotografi hanno scattato ogni momento di quel raccoglimento così privato. Prima davanti al suo amato Franco che si staccava irrimediabilmente da lui (per rimanere nel suo cuore) e poi sulla tomba di quel nonno che lo ha visto crescere. Anzi, che lo ha fatto crescere. Nonostante il destino abbia tentato di intralciare la strada scintillante che poi Giorgio ha percorso grazie al suo talento. Quello stesso destino che poi si è accanito contro Franco, più debole e più semplice da ghermire.

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