Il Tirreno

Il ricordo di don Piagentini, padre spirituale dei fratelli Panariello quando erano adolescenti

«Franco in fin di vita in quell'aiuola era come Gesù nella mangiatoia»

«Franco in fin di vita in quell'aiuola era come Gesù nella mangiatoia»

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 CINQUALE. «L'immagine di Franco steso in fin di vita su una panchina di Viareggio mi ha fatto venire in mente la mangiatoia che ospita il Bambino Gesù». Don Raffaello Piagentini, che ha concelebrato il funerale di Franco Panariello insieme al parroco Maurizio Iandolo, ha usato questa metafora per terminare la cerimonia che si è tenuta nella piccola chiesetta di San Giuseppe Artigiano, al Cinquale. Un'immagine forte del religioso che di fatto è stato il padre spirituale di Giorgio Panariello quando era ancora adolescente.  Il prete ha voluto anche precisare a voce alta un precetto cristiano: «Non giudicate le vite degli altri, Franco ha avuto un'esistenza un po' sbilenca ma era un bravo ragazzo. Me lo ricordo insieme a Giorgio quando li conobbi trentasei anni fa proprio al Cinquale. E sono sicuro che ve lo ricordate tutti, chissà quante storie che riguardano i due fratelli avete in mente in questo momento». Fosse stato un film sarebbe partito il flash back con Giorgio e Franco ancora ragazzini. Con i capelli corti e la faccia pulita da bravi ragazzi. Poi il prete ha concluso: «Adesso Franco è nelle braccia del signore, lo giudicherà lui ma lo farà da padre. Con amore».  È stato un lunghissimo funerale quello che ieri mattina ha visto un centinaio di persone riempire la chiesetta di San Giuseppe Artigiano. Giorgio Panariello e i familiari più stretti sono arrivati alle 9 insieme al feretro e si sono seduti a pregare. Sono usciti a mezzogiorno. Con loro c'era Renato Zero, il cantante che in questi giorni è sempre stato accanto al comico montignosino. A dare l'ultimo saluto al fratello dell'amico Giorgio c'era anche Leonardo Pieraccioni: il regista fiorentino è sbucato all'ultimo momento dalla sacrestia, passato anche lui dalla porta sul retro per non disturbare. Si è seduto nella panca riservata a chi con Giorgio ha passato i momenti più felici, quelli del successo. C'era il comico Graziano Salvadori, che in Aria fresca faceva l'attorone legando la sua folta chioma e assumendo posa gassmaniana. E c'era anche Walter Santillo, attore e autore di alcuni testi degli spettacoli più riusciti di Giorgio. E Dalia Gaber. Ma non erano vip, erano persone insieme ad altre persone che ogni tanto si voltavano a guardare l'amico in uno dei momenti più tristi della sua vita.  A rappresentare la comunità montignosina c'era il sindaco Narciso Buffoni, anche lui confuso tra la sua gente. Il primo cittadino non ha indossato neppure la fascia tricolore, ha abbracciato Giorgio quando il funerale è terminato. Poi è andato via in punta di piedi così come era venuto. Fuori dalla chiesa a salutare Franco c'è stato l'ormai consueto applauso alla bara. Usanza sempre più difficile da comprendere. I famosi hanno scelto il retro per andare via. Anche loro in punta di piedi, come era giusto che fosse.  Così a San Giuseppe Artigiano non si sono visti neppure i curiosi. Un bene, perché parenti e amici hanno ricordato Franco con le immagini più belle che questo ragazzo aveva saputo regalare loro. Nonostante le difficoltà e quella vita un po' sbilenca.

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di Redazione web