Sicurezza
Politeama, nel mirino i condoni
Cinzia Chiappini
La commissione politica: «Vere ferite a un palazzo storico»
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CARRARA. Crollo nel Politeama: la commissione politica scagiona l'amministrazione. Non avrebbe colpe. «L'accusa che si fa al Comune di non aver mai richiesto un progetto unitario" per lo studio statico del Politeama "è pretestuosa e strumentale, in quanto normativamente inattuabile". La parcellizzazione della proprietà, la cultura del condono e i mutamenti delle condizioni politiche, giuridiche e amministrative nel corso degli ultimi 20 anni rappresentano i fattori principali che hanno contribuito a creare il "caso-Politeama", così come lo conosciamo oggi. Nelle 14 pagine della relazione presentata ieri mattina dalla "Commissione di indagine relativa alla situazione del palazzo Politeama", in occasione di una seduta straordinaria del consiglio comunale, non si parla di responsabilità o colpevoli, nè si punta il dito contro chicchessia: il documento traccia piuttosto un quadro ampio e a tratti incompleto (per ammissione della commissione stessa) del contesto in cui si è sviluppata la vicenda del palazzo storico di piazza Matteotti, nel tentativo di adempiere al compito per cui la commissione era stata istituita, subito dopo il crollo nell'ala di via Roma, il marzo scorso. Compito di verificare la validità degli atti amministrativi in questa intricata storia. Un organismo politico, composto inizialmente dai capigruppo di tutte le forze rappresentate in consiglio che poi, nel corso del tempo, per motivi di praticità, è stato snellito a soli quatto componenti: il presidente Iginio Dell'Amico (che ha iniziato il mandato da esponente del Pdl ma è passato nel frattempo alla lista Carrara prima di tutto), Gianni Ilari (Pdl), Nicola Marchetti (Comunisti italiani) e Carlo Martini (Pd), chiamati a sintetizzare, nero su bianco, l'esito di una lunga serie di ricerche e incontri, che li hanno portati ad ascoltare, tra gli altri, il sindaco, il comitato per la difesa del Politeama, i dirigenti del settore Urbanistica e tanti altri. Le 14 pagine lette ieri mattina da Dell'Amico sono tutto tranne quella "caccia al colpevole" che forse qualcuno, tra comitati e cittadini, si aspettava: anzi, al contrario, il documento sembra piuttosto scagionare chi, dal primo crollo, nel giugno del 2008, è stato messo - a torto o a ragione - sul banco degli imputati, non solo dalla magistratura (che ha aperto un'inchiesta) ma anche dall'opinione pubblica carrarese. Secondo la commissione il "municipio" ha provato a più riprese ad avviare studi approfonditi sullo stato di salute dell'edificio, ma vuoi per la mancanza di soldi, vuoi per l'impossibilità legale di imporre un'indagine di questo tipo alla proprietà, tale valutazione non è mai stata effettuata. E anche per quanto riguarda il rinvio a giudizio dei dirigenti del municipio coinvolti nel caso, la relazione si limita a sottolineare la disponibilità mostrata da questi professionisti nel collaborare al lavoro della commissione. E così, quello che emerge dalla relazione è che tra una concessione, una variante, un esposto alla procura e una sospensione dei lavori, nel palazzo di piazza Matteotti si è svolta "un'attività edilizia parcellizzata e in mancanza di autorizzazione, nella quale si cercavano di tamponare infiltrazioni e riparare ai cedimenti, con l'obiettivo di ripristinare per vendere almeno qualche singola unità immobiliare del Politeama, che si è trasformato così in un puzzle edilizio": il riferimento, in questo caso è agli anni immediatamente successivi al 1997, quando cioè molti lavori erano già stati effettuati. Sì perché, come ricorda la commissione, tutto iniziò nel 1989 con una concessione che autorizzò, tra le altre cose, l'aumento delle unità abitative da 37 a 57, con l'intento da parte del Comune di "riqualificare un luogo in netta decadenza" e con l'intenzione, da parte della proprietà "di ottenere un beneficio economico": da qui hanno preso il via i tentativi di sfruttare il potenziale immobiliare del Politeama. Nella relazione si parla di controlli effettuati "in un certo modo", alla luce di vecchie leggi. Si citano i numerosi condoni, che avrebbero generato - si legge nella relazione - "mutilazioni e vere ferite a un palazzo storico e funzionale alle diverse peculiarità per cui era stato costruito". Un lavoro quello prodotto dalla commissione presieduta da Iginio Dell'Amico che all'interno del consiglio comunale ha messo tutti d'accordo o quasi: il documento è stato infatti sottoscritto da tutti i capigruppo a eccezione di Gianni Musetti (La Destra) che oltre a non firmare il testo, non si è presentato alla seduta di ieri mattina. «Dovevamo indagare sul Politeama ma alla fine siamo diventati un consultorio» ha poi commentato il consigliere, dopo il consiglio comunale, sostenendo di essersi convinto che «la relazione sarebbe stata solo una fiaba in cui nessuno commette alcun errore». Altrettanto negativo, ma più pacato, il commento degli esponenti del Comitato per la difesa del Politeama, che hanno assistito al consiglio: «Non ci aspettavamo molto di più - hanno detto - La relazione si limita a elencare dei dati storici e tecnici senza approfondimenti. Sembra che la conclusione sia che non è successo nulla. E poi, manca completamente la riflessione sulla funzionalità del teatro e sulle ragioni che ne hanno portato alla chiusura».
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