Proteste
Baccioli: «Il Pignone è rilanciato, vado a riposo contento»
Alessandra Vivoli
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. Al Nuovo Pignone lo hanno già festeggiato, e gli hanno pure consegnato il regalo d'addio: un Ipad di ultima generazione. Sì perchè l'ingegner Giuseppe Baccioli, plant manager del gruppo General Electric, a fine anno (fra poche ore quindi) sarà ufficialmente in pensione. La notizia arriva proprio all'indomani della firma a Firenze dell'accordo per lo sviluppo delle attività industriali del Nuovo Pignone sul territorio apuano. Ossia al via libera allo yard per assemblamento moduli, di fatto già in opera, in viale Zaccagna. E finito più volte al centro delle polemiche. Adesso che c'è l'accordo lei va in pensione. Non pensa che qualcuno farà polemica su questo tempismo? «Ma per quale motivo? La verità è che io vado in pensione per un discorso angrafico, puro e semplice. E devo aggiungere che mi ha fatto piacere che si sia concluso proprio adesso l'iter del nuovo insediamento produttivo. Questo, infatti, mi permette di lasciare il gruppo General Electric con due importanti obiettivi raggiunti: siamo riusciti a far risorgere lo stabilimento del Pignone di Massa, dagli anni della depressione; e abbiamo lanciato una seconda realtà produttiva che lascio in una fase di decollo e che sarà portata a compimento da altri. Ma io a quell'insediamento in viale Zaccagna rimarrò sempre legato». Chi sarà il suo successore? «A prendere il mio posto sarà quello che è stato il mio vice, Guido Tongiani, un giovane ingegnere di Massa. Lascio un gruppo molto affiatato, con cui ho condiviso 31 anni di lavoro. Mi sembra di essere tornato indietro nel tempo, quando si finisce la scuola, dopo la maturità. Ma io sono un ottimista, guardo avanti, a nuove sfide: la prima sarà quella di creare un gruppo così speciale anche qui a Assindustria». Cosa pensa delle polemiche che hanno accompagnato il nuovo insediamento del Pignone? «Se ho un rimpianto è quello di aver fatto qualche errore nella comunicazione. Eravamo talmente entusiasti di ciò che stavamo cercando di creare che si è diffusa un'aspettativa gigantesca di posti di lavoro, ma anche di lavoro, da parte delle ditte locali dell'indotto, accelerata dalla situazione difficile del territorio. I numeri sono giganteschi, basti pensare che in viale Zaccagna ora ci lavorano 400 persone (a regime, dal prossimo anno saranno in media 300) e di questi 150 non avevano un impiego prima. Altri 100 saranno assunti dopo i corsi di formazione che cominceranno a metà gennaio. Sono cifre notevoli: ma rispetto ai 1500 curricula arrivati ne abbiamo accontentati, per ora, solo un 10%». Ma lo stabilimento di viale Zaccagna sarà pericoloso per l'ambiente? «Assolutamente no, ed è bene che si sappia con chiarezza. I moduli che stiamo producendo, e che proveremo per poche ore, saranno istallati, tutti e 5 insieme, in una riserva di classe A in Australia. Qui funzioneranno 24 ore su 24 per 365 giorni. E le autortià australiane hanno dato l'assenso, dichiarandolo compatibile con l'ambiente. Credo che questa sia una grande rassicurazione, oltre naturalmente a tutte le procedure effettuate che hanno escluso il minimo rischio».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
