Il Tirreno

Caso Panariello: ci sono 3 indagati

Donatella Francesconi
Il cimitero di Montignoso dove verrà sepolto Franco; il luogo sul lungomare di Viareggio dove è stato trovato il corpo; Giorgio all’arrivo all’obitorio di Viareggio
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Il cimitero di Montignoso dove verrà sepolto Franco; il luogo sul lungomare di Viareggio dove è stato trovato il corpo; Giorgio all’arrivo all’obitorio di Viareggio

«Si è sentito male, abbiamo avuto paura e lo abbiamo scaricato»

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 VIAREGGIO. Tre amici, tre indagati. Le tre persone che hanno passato la serata di Santo Stefano con Francesco Panariello, sono state indagate dalla Procura della Repubblica. Fra i reati ipotizzati l'omissione di soccorso, ma si potrebbe andare verso reati più pesanti, alla luce anche dei risultati che darà l'autopsia che si svolgerà stamani all'ospedale Versilia.  I tre amici - un uomo e due donne - che erano a cena con il fratello di Giorgio Panariello, sono stati interrogati già poche ore dopo la morte del cinquantenne. La Polizia ha impiegato poche ore, grazie anche ai tabulati dei cellullari ad individuarli e portarli in Commissariato. Utile anche il cellullare della vittima. All'inizio i tre sono stati interrogati come persone informate dei fatti, poi sono finiti sul registro degli indagati.  Oggi il dottor Stefano Pierotti, perito settore, effetturerà l'autopsia al Versilia, ma sembra abbastanza acclarato che Franco Panariello sia morto il lunedì dopo Natale per una overdose di eroina. Alle analisi tossicologiche anche il compito di capire se sia trattato o meno di droga non di buona qualità (in gergo: tagliata male), oppure se l'uomo - uscito da una decina di anni di disintossicazione - non abbia retto alla dose.  Franco Panariello ha passato la serata di S. Stefano insieme al trio. Di fatto due coppie. Tutti versiliesi.  Poi è arrivata di scena la droga. Al momento si ignora da chi sia stata fornita la roba e soprattutto se altri del gruppo abbiano approfittato. Di sicuro Franco Panariello si è sentito male quasi subito e la piccola compagnia è stata presa dal panico.  «Non siamo andati in ospedale», avrebbero ammesso a loro difesa i tre «perchè Franco era una persona famosa». Non solo perchè aveva un fratello celebre, è stata la spiegazione: anche lui aveva fatto interviste, aveva raccontato la sua vita difficile, dichiarato che con la droga aveva chiuso. Insomma, la paura era che l'amico - il quale in un primo momento aveva dato segno di riprendersi, secondo il racconto fatto agli inquirenti - si arrabbiasse ritrovandosi in Pronto soccorso. Attimi. Quelli necessari a decidere di far soccorrere comunque l'amico che sta sempre peggio. E la decisione di portarlo sul lungomare - così il racconto - cercando un punto dove avrebbero potuto recuperarlo e soccorrerlo in breve tempo.  È accertato che è stata una delle due donne della compagnia a telefonare al 118 avvertendo che c'era un uomo in fin di vita disteso su un'aiuola. La versione del passante era stata messa su dalla Polizia per proteggere le indagini a poche ore dal ritrovamento del cadavere. Del resto rintracciare il telefonino da cui era partita la chiamata è meno che un gioco da ragazzi.  La posizione dei tre amici di Franco Panariello è quindi decisamente pesante. La Polizia sta cercando di sapere da chi è stata fornita la roba e capire se Panariello jr sia stato indotto da qualcuno a riporvarci con l'eroina, la trista compagna della sua gioventù.  Stamani l'autopsia e nuovi interrogatori. Ricordiamo che quando è arrivata l'ambulanza del 118, il corpo di Franco Panariello era ancora caldo, tanto che il medico ha deciso di praticare il tentativo di rianimazione che si usa in caso di overdose da sostanze stupefacenti.  Intanto a Montignoso si stanno fissando i preparativi per il funerale di Panariello. La chiesa sarà quella di San Giuseppe Artigiano al Cinquale, la data sarà decisa non appena il dottor Giuseppe Amodeo, il pubblico ministero titolare dell'inchiesta, darà il nulla-osta per riconsegnare la salma alla famiglia.

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