Il Tirreno

Franco verrà sepolto a Montignoso

Chiara Sillicani
Una bella immagine di Franco Panariello in un servizio fotografico di Sestini
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Una bella immagine di Franco Panariello in un servizio fotografico di Sestini

L'infanzia difficile, il calcio con Giorgio, gli amici dei bar Elio e Roma

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MONTIGNOSO. Torna nella sua terra. A casa sua. Torna alle atmosfere e ai colori di Montignoso, la terra che l'ha visto crescere, quella da cui tante volte è fuggito e in cui spesso ha cercato ricovero. Franco riposerà all'ombra della Apuane, a pochi passi da nonno e nonna, da chi lo ha cresciuto. A Cinquale abitano zio Duilio e zio Antonio, i fratelli di sua madre, quelli che hanno visto lui e Giorgio farsi uomini. E adesso non se la sentono di parlare. Duilio, falegname, risponde al telefono con la voce scossa: «Mi capisca, che posso dirle?».  Sono le prime ore del mattino quando suona il cellulare del sindaco Narciso Buffoni: amici della famiglia Panariello gli chiedono se Franco può riposare a Montignoso. Lui non era un residente, ma lo era sua madre: Franco può trovar pace a casa sua.  «Ha chiesto di essere seppellito nella terra - Buffoni si lascia sfuggire qualche parola - e la sua volontà sarà rispettata». Il sindaco, quel ragazzo, lo conosceva bene: non solo istituzione, ma medico condotto d'altri tempi, Buffoni ha curato anche lui. «E' stato mio paziente quando abitava alle Capanne».  Quell'uomo dalla vita difficile lo conoscono tutti a Montignoso, lo conosce anche Federico Binaglia, l'ex sindaco, il politico che ha tentato di riportare a casa Giorgio Panariello. Ci è riuscito nel 2003 con un grande spettacolo e in quell'occasione ha scoperto cosa tiene lontano lo showman dalla sua terra: «Mi raccontò che quando, anni prima, aveva chiesto aiuto alle istituzioni nessuno gliene aveva dato». In quel paese-comunità in cui tutti si conoscono non aveva trovato sostegno. Vero, però, che di amici in paese Franco e Giorgio ne hanno ancora tanti.  Al bar Elio a Cinquale, Massimiliano Giovannelli ricorda le partite in strada con i due fratelli: «Sono nati a Firenze, ma cresciuti qui a Cinquale. Giorgio ci ha abitato fino ai tempi di Aria Fresca. Ricordo le sue esperienze a Radio Versilia, ricordo bene Franco, lui arrivò dai nonni già grandino». Alfio Poggi ha impressa nella mente l'immagine di Franco che tira calci al pallone, al campetto del paese: «Giorgio era portiere, non se la cavava benissimo. Franco era un ragazzino come gli altri, tutti a 13-14 anni sono vivaci, allegri. Conosco bene gli zii, so che Franco era stato da queste parti recentemente, ma non ho chiesto niente». Per non costringerli a ripercorrere la vita difficile del nipote: il collegio, l'adozione, le fragilità. La droga. Alfio, non solo allenatore, ma anche proprietario del bar Roma, nel cuore del paese, quello in cui «quando capita da queste parti, fa sempre un salto Giorgio. Dice che viene a salutare il suo allenatore».  Adesso al bar Roma si parla di Franco di quell'uomo che il mostro della droga l'aveva guardato negli occhi e - assicurano tutti - sconfitto. Agassi Baldi è suo cugino: le loro nonne erano sorelle. Ammette con spontaneità che «una cosa del genere adesso non se la sarebbe davvero aspettata nessuno. In passato lo abbiamo visto più fragile, ma adesso era tranquillo, dopo l'esperienza in comunità stava bene». Lo dicono i parenti, lo dicono al bar. Adesso Franco tornerà «per stare vicino ai suoi nonni, che riposano in paese - spiega Baldi». All'ombra della Apuane. 

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