Il Tirreno

Scomparsa la proprietà (la Vichi holding di Roma), i dipendenti propongono l’autogestione

San Carlo: «Una coop ci salverà»

Claudio Figaia
<b>TERME.</b> L&#146;impianto di San Carlo e a sinistra Giovanni Pedrazzi
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TERME. L’impianto di San Carlo e a sinistra Giovanni Pedrazzi

A rischio otto posti di lavoro e una "minerale" famosa anche all'estero

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 MASSA. È considerata una delle migliori acque minerali italiane. Nessuno, però, la sfrutta (o quasi). E i grandi progetti della Vichi holding, la società romana travolta da un'inchiesta della magistratura per rilanciare il polo termale sono evaporati. Che fare, dunque, per salvare la fonte San Carlo e la sua piccola forza lavoro? I Cobas, il sindacato autonomo che rappresenta gli otto dipendenti di Terme di San Carlo un'idea ce l'hanno: una cooperativa.  Dice Giovanni "Pedro" Pedrazzi, storico segretario della Confail-Cobas: «Siamo sempre stati scettici sui mega piani di rilancio della proprietà che parlava di 40 assunzion, di un grande centro termale, di albergo, potenziamento della linea di imbottigliamento dell'acqua da 3mila a 10mila pezzi l'ora... Adesso del gruppo Vichi non si sa più nulla, a parte quel che si legge dei guai giudiziari dei suoi soci. E allora l'unica strada percorribile è la costituzione di una cooperativa tra lavoratori in grado di proseguire e far crescere l'attività di imbottigliamento».  Pedrazzi sa bene che non si tratta di un'impresa facile: «Un'operazione simile deve avere il sostegno della città, degli imprenditori turistici che potrebbero essere interessati al polo termale, delle istituzioni». Però, ripete, «l'autogestione dello sfruttamento delle acque è la strada giusta per garantire un futuro a questi lavoratori e per aprire prospettive di rilancio di S. Carlo».  Gli ostacoli che si intravvedono lungo questa strada non sono pochi. Il primo è quello della proprietà degli impianti. Che sono della Vichi Holding. Con quali risorse una piccola cooperativa potrebbe rilevarli? «Si revochi la concessione allo sfruttamento delle acque alla società. Gli impianti senza acqua sono solo un peso», propongono alcuni lavoratori. La palla passa così a Comune e Regione, che hanno potere sulle concessioni. «Appoggerò ogni vostra iniziativa per evitare la chiusura e la scomparsa del marchio San Carlo», ha ribadito ieri mattina il sindaco Roberto Pucci ai lavoratori dell'azienda e a una delegazione di abitanti del paese. Intanto, gli otto lavoratori della "minerale" il Natale lo faranno senza stipendio. Altre otto "situazioni di crisi" che si aggiungono alle migliaia del territorio apuano.

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