Il Tirreno

La maxiantenna è più vicina

Una delle iniziative di protesta degli scorsi mesi contro la maxiantenna di via Bulderini
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Una delle iniziative di protesta degli scorsi mesi contro la maxiantenna di via Bulderini

Telecom vince al Tar su tutta la linea contro il Comune

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MARINA DI CARRARA. La maxi antenna di via Bulderini si... avvicina. Infatti, il Tar ha dichiarato illegittime le ordinanze di stop ai lavori del sindaco (e del dirigente dell'urbanistica), e di revoca dell'autorizzazione, e condannato il Comune a pagare 5mila euro. Telecom ora può procedere con l'antennona (nei progetti, alta 35 metri), quindi il Comune dovrà inventarsi qualcos'altro se vorrà impedire di realizzare l'antenna, contro la quale si era costituito un agguerrito comitato di cittadini; c'è anche un'altra chance, ovvero i cittadini possono sperare che i loro ricorsi (tre distinti di diversi proprietari) vengano accettati nel merito, ma la sospensiva non è stata concessa, e per il merito del giudizio i tempi non sono certi. E la Telecom potrebbe riprendere i lavori.  La Telecom, nel ricorso al Tar, aveva schierato ben quattro avvocati: Filippo Lattanzi, Edoardo Giardino, Jacopo D'Auria e Stefano Grassi. I giudici ricordano che la domanda degli operatori telefonici (oltre a Telecom anche Vodafone, ma quest'ultima non ha firmato il ricorso) risale al luglio 2008, e si trattava di una richiesta per una stazione radio base; l'autorizzazione del Comune è del 10 ottobre 2009. Contro il via libera del Comune scattavano tre distinti ricorsi al Tar, da parte di proprietari di immobili limitrofi all'area destinata alla realizzazione dell'antenna - ancora pendenti ai fini della decisione nel merito e le cui istanze cautelari sono state respinte - nell'ambito dei quali emergeva la circostanza che con deliberazione del Consiglio comunale n. 112 del 2009 l'area interessata ai lavori era stata qualificata come a "pericolosità idraulica elevata". Il Comune iniziava una serie di ordinanze di stop, la prima del sindaco, temporanea, la seconda "sine die", cioé senza un termine, fino alla revoca del provvedimento di autorizzazione.  Il Tar dà ragione in pieno alla Telecom: primo, il sindaco non poteva adottare quei provvedimenti straordinari, soprattutto il ritiro dell'autorizzazione. Secondo, non è assolutamente vero - sottolineano i giudici - che nelle aree a rischio idrogeologico sia impossibile costruire o vi sia "pericolo per la sicurezza delle persone e l'incolumità pubblica" (come si sosteneva nell'ordinanza n. 191 del 2011). Anche se è un'area a "pericolosità idraulica elevata" (Pie) - scrive il Tar - «non qualsiasi intervento è precluso nelle aree cosiddette Pie», a patto che le opere abbiano «criteri di sicurezza idraulica e senza aumento di rischio in altre aree», e siano di tipo particolare, proprio come i pali e i tralicci per impianti tecnologici. Il Tar tira anche le orecchie all'amministrazione in un altro punto, quando cioé afferma che «la relazione del 25 agosto 2008 dei tecnici Bruschi e Festa, che nell'ordinanza n. 191 del 2011 viene richiamata come accertamento tecnico idoneo a fondare l'intervento d'urgenza, letta nella sua interezza dice qualcosa di diverso e ulteriore rispetto a quanto riportato nell'ordinanza medesima. I tecnici comunali, infatti, non dicono affatto che l'inserimento in area Pie comporti sic et simpliciter la irrealizzabilità dell'antenna bensì, in termini rigorosi, manifestano l'esigenza di uno studio idraulico ulteriore che accerti la compatibilità dell'impianto con le norme dell'Autorità di Bacino e comunque la necessità che la realizzazione avvenga in condizioni di sicurezza e non aggravamento del rischio idraulico delle aree contermini».  Aggiunge il Tar: «La nota dei tecnici Bruschi e Festa del 25 agosto 2010, lungi dal giustificare un intervento preclusivo alla realizzazione della stazione radio base, pone al contrario l'esigenza di accertamenti istruttori. Ma l'Amministrazione comunale non ha mai realizzato questa istruttoria, dando illegittimamente per acclarata la sussistenza di un pericolo di sicurezza e incolumità correlato alla realizzazione dell'antenna». Quindi, ricorso e motivi aggiunti vengono accolti, il Comune deve pagare 5mila euro.  E la tanto temuta antennona si avvicina.

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