Attenzione
Costretti a rientrare nelle case a rischio
Gianluca Uberti
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Nel quartiere Matteotti di Aulla la gente è rientrata nelle case popolari Sfrattati dagli hotel i residenti del quartiere Matteotti tornano negli alloggi pericolanti
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AULLA. Sloggiati dagli alberghi dove erano ospiti. E, ancora, senza casa. Questo il dramma dei residenti del quartiere Matteotti. E adesso la signora Maria, il signor Franco e tutti i più sfortunati abitanti di quartiere Matteotti, quelli fatti uscire, per motivi di sicurezza settimane fa, dalle bianche e scrostate case popolari in riva al torrente Aulella, lo chiedono a gran voce, lo chiedono all'unisono: «Dove sono gli alloggi che ci avevano promesso?» E per tutti loro si annuncia un Natale davvero triste. Un coro disperato a seguito della beffa, l'ulteriore, che si è abbattuta su quindici famiglie degli alloggi popolari, che sono state sloggiate dagli alberghi e dalle strutture ricettive in cui erano ospitate a seguito della scadenza del periodo di pernottamento. Non c'è stata nessuna proroga, quindi le quindici famiglie, alcune formate da cittadini extracomunitari, hanno deciso di tornare a casa per Natale, consapevoli o meno dei rischi che corrono, visto che sugli alloggi popolari di quartiere Matteotti pende un'ordinanza di sgombero dello scorso 15 novembre, ordinanza firmata dal sindaco Roberto Simoncini. Ed è proprio su quest'ultimo che si abbattono gli strali degli abitanti; c'è chi propone di andare a dormire a casa sua e chi alza la voce: «Dovevamo forse andare nei boschi?». Ma c'è anche chi si scaglia contro i "verdi", che impedirebbero una adeguata pulizia e il dragaggio di fiumi e torrenti: «In pochi anni il letto del fiume si è alzato di un metro, per forza l'acqua ha distrutto gli appartamenti al piano terra» esclama un altro. Ed effettivamente lo spettacolo negli appartamenti al piano terra è desolante e il fango, a due mesi dall'onda anomala del fiume Magra, la fa ancora da padrone. E, intanto, i residenti del quartiere Matteotti hanno fatto rientro nelle proprie pericolose e pericolanti case. E in questi vetusti alloggi popolari si cerca di trascorrere un Natale il più sereno possibile. Ma la gente, soprattutto, si chiede che fine abbiano fatto gli alloggi che erano stati loro promessi, alloggi che dovevano sostituire temporaneamente, almeno fino all'edificazione delle nuove case popolari, i vecchi caseggiati di quartiere Matteotti, destinati ad essere abbattuti. Abbiamo girato la domanda a Ferdinando Zeni del Sunia, il sindacato degli inquilini. Interpellato telefonicamente, Zeni fa notare che nessuno degli abitanti, circostanza confermata da questi, ha accettato di occupare i cinque alloggi disponibili ad Albiano Magra, frazione che dista quasi dieci chilometri dal capoluogo. Inoltre, i cinque alloggi in questione sarebbero monolocali e gli anziani, soprattutto quelli soli, davvero non sono disposti a trasferirsi a diversi chilometri di distanza in una località che non conoscono per niente. E poi cinque alloggi, seppur disponibili, sono pochi. Infatti, si parlava, durante le assemblee pubbliche che si sono succedute, di ulteriori venti alloggi ad Aulla e Pallerone, ma il problema, ad oltre un mese dall'ordinanza di sgombero, è che gli alloggi in questione non sono ancora pronti. «Hanno soltanto iniziato ad aggiustarli» dichiara Zeni dall'altra parte della cornetta. Pare incredibile, ma, secondo le parole di Zeni, la questione sarebbe proprio in questi termini. A questo punto, i più fortunati sono sicuramente quelli che sono riusciti a sistemarsi dai parenti, in particolare dai figli. A loro, a tutti loro va un augurio di Buon Natale. Ne hanno davvero bisogno.
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