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Marmo, cresce l'export italiano ma la Toscana perde quota

Marmo, cresce l'export italiano ma la Toscana perde quota

Il comprensorio tosco-ligure presenta dati meno rassicuranti rispetto a quelli nazionali perché pesa l’andamento delle esportazioni di marmi in blocchi verso il Nord Africa

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Nei primi nove mesi del 2011 il settore lapideo italiano ha esportato complessivamente 3 milioni di tonnellate di marmi, graniti, pietre e travertini grezzi e lavorati, comprendendo anche granulati e polveri, per un valore di oltre un miliardo e 208 milioni di euro, con un incremento del +4,1% sui valori e con un saldo negativo del - 4,7% sui volumi rispetto all’anno precedente.

Restringendo la lettura delle statistiche dell’export alle sole voci principali dei materiali ornamentali i valori diventano 2 milioni e 240 mila tonnellate per un miliardo e 160 milioni di euro, anche se le variazioni percentuali non presentano grandi cambiamenti ma fanno emergere un maggiore valore aggiunto collegato all’export di marmi e graniti lavorati.

Il comprensorio tosco-ligure che rappresenta il 33,3% del totale dell’export nazionale, nei primi nove mesi dell’anno presenta dati meno rassicuranti rispetto a quelli nazionali perché pesa l’andamento delle esportazioni di marmi in blocchi verso il Nord Africa, per le turbolenze dell’area che hanno influito in maniera significativa sul trend dei marmi locali tanto che l’intero dato generale ne ha risentito.

L’area apuo-ligure-versiliese da gennaio a settembre ha esportato oltre 748mila tonnellate di marmi e graniti, grezzi in lastre e lavorati, per 380 milioni di euro, nei primi nove mesi del 2011, con una contrazione del -11,1% in volume e una crescita del +5,4% in valore rispetto al 2010, con un aumento del valore medio per tonnellata esportata superiore alla media nazionale.

Il terzo trimestre, però, è stato, ai fini dell’export locale, meno positivo rispetto ai mesi precedenti. Fra i partner di maggior livello rimangono attivi l’Algeria (per il Nord Africa) e poi l’Arabia Saudita, l’India e la Cina, mentre per i lavorati il panorama è più ampio.

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