Il Tirreno

Fondazione, meno soldi

Nella tabella, ecco come saranno destinati i contributi e più a sinistra, la sede della Fondazione e il presidente Alberto Pincione
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Nella tabella, ecco come saranno destinati i contributi e più a sinistra, la sede della Fondazione e il presidente Alberto Pincione

I fondi disponibili scendono a un milione e 140mila

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 CARRARA. Sarà un 2012 di lacrime e sangue per la cultura, il sociale e in genere per tutte quelle attività che contano sulla Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara quale sostegno alle loro iniziative. Il documento programmatico previsionale non lascia spazio a dubbi: a disposizione per l'attività erogativa ci sono infatti un milione e 140mila euro, un taglio secco del 37% circa rispetto al milione e 800mila del 2011. La diminuzione, ovviamente, si spalma su tutti i settori di intervento individuati. Per i settori rilevanti, ai quali va l'87,5% circa delle risorse disponibili, il monte erogazioni scende da un milione e 575mila euro a un milione pari. Quindi: Arte, attività e beni culturali passa dagli 810mila euro del 2011 ai 510mila del 2012; salute e medicima, da 216mila a 135mila; unica voce in aumento, anche a seguito dell'alluvione del 25 ottobre, protezione e qualità ambientale, da 126mila a 135mila euro; crollano le disponibilità per ricerca scientifica e tecnologica, da 126mila a 25mila; calo drastico anche per volontariato, filantropia e beneficenza, da 297mila a 195mila.  Per gli altri settori d'intervento, a cui è destinato il 12,5% circa della disponibilità (225mila euro nel 2011, 140mila nel 2012), educazione, istruzione e formazione avranno 95mila euro (144mila nel 2011); attività sportiva 30mila (58.500 nel 2011); prevenzione criminalità e sicurezza 10mila (18mila euro); diritti civili 5mila euro (erano 4.500, leggero aumento).  SCENDE ANCHE IL PORTAFOGLIO. Ma a preoccupare è anche la discesa del portafoglio generale della Fondazione, diminuito dai 155 milioni e 618mila euro del 30 settembre 2010 (lo step di riferimento per il documento programmatico del 2011), ai 150 milioni e 916mila euro del 30 settembre 2011, con un forte orientamento verso l'azionario: nel 2010 gli investimenti azionari erano pari al 29,2% del totale investito (per 45,4 milioni di euro), mentre adesso in azioni c'è ben il 47,2% del patrimonio della Fondazione, ovvero un controvalore di 71,25 milioni di euro. Ma attenzione, il controvalore è teorico, indica i prezzi di carico. Intesa San Paolo è in carico a 15,084 milioni di euro, Unicredit a poco meno di quindici, ovvero i controvalori della - a nostro avviso - incomprensibile operazione di derivati con cui la Fondazione ha acquistato tonnellate di azioni Unicredit e Intesa San Paolo.   MINUSVALENZA TEORICA A QUOTA 18 MILIONI. È chiaro che, finché la Fondazione non vende (e non crediamo che lo faccia) le azioni Intesa e Unicredit in portafoglio, la perdita non si concretizza, quindi siamo solo - per fortuna - a livello di minusvalenze teoriche. Ma certo, il contratto derivato "forward" del 2008 pesa come un macigno sulla operatività della Fondazione, perché di fatto costringe a tenere fermi circa 25 milioni di euro, che se fossero liquidi oggi potrebbero essere facilmente girati su Bot o Btp di rendimento certo (e infatti a maggio 2011 la Fondazione ha comprato anche cinque milioni di Btp per incrementare i flussi di cassa annui).  Ma nel 2008 fu fatta la scelta di impegnarsi ad acquistare a termine (il 21 febbraio 2011) tre milioni circa di azioni Unicredit (ad un prezzo unitario di 4,93 euro per un controvalore di 15 milioni circa) e 1,8 milioni di azioni Intesa San Paolo (a un prezzo unitario di 4,55 euro per un controvalore di 8,2 milioni circa). Come abbiamo scritto più volte, una scommessa a lungo termine, che per i primi due anni ha dato risultati positivi, ma che poi, con il crollo della borsa, si è rivelata un boomerang tremendo. Oggi, con Unicredit a 0,708 euro e Intesa a 1,306, la minusvalenza teorica è spaventosa: oltre 18 milioni di euro. Quei livelli di quotazione Intesa e Unicredit li ritoccheranno mai? Speriamo tutti di sì, ma in questi anni bisogna accontentarsi dei piccoli dividendi garantiti dalle due banche e soprattutto bisogna tenere inchiodati quei soldi, da cassettisti forzati.  La cosa singolare è che dà più dividendi da sola la Cassa di Carrara Spa, nella quale la Fondazione ha il 10% (corrispondente ad azioni per 7,8 milioni), che non Intesa e Unicredit insieme, delle quali la Fondazione ha 30 milioni di azioni: la Cassa darà infatti per il 2012 450mila euro di dividenti, Intesa 252mila, Unicredit 91mila. Da trenta milioni ricavare 340mila euro... No comment. Un po' meglio la Carige: da 32 milioni di azioni (in controvalore, si intende), un dividendo di un milione e 170mila euro. Sempre cifre lorde, si intende. M.B.

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