Attenzione
«Banchine in affitto? Non si può»
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Il sindaco Angelo Zubbani Secca risposta del sindaco alla Porto Spa: è una proposta irricevibile
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CARRARA. L'attacco durissimo di Filippo Nardi, attuale presidente della Porto Spa, nei confronti dell'amministrazione è il segnale, l'ultimo ma forte, che forse per la prima volta dopo 30 anni l'azienda monopolista di gestione dello scalo mercantile e dell'area retroportuale, si trova a non avere più la certezza di fare il bello e cattivo tempo come ha fatto finora. Sul piatto, una richiesta dirompente: avere tre banchine su quattro in concessione per 25 anni, a fronte di un piano di investimenti da 30 milioni. La partita vera è questa: su questo c'è stata la rottura in comitato portuale con il sindaco, su questo c'è stata la reazione scomposta di Nardi. Il sindaco Angelo Zubbani sa bene che per uno sviluppo diverso del porto e dei traffici, magari non subito ma in prospettiva, serve un altro operatore. La Porto ha garantito e garantisce 230 stipendi, ma ora ha presentato il conto, e su questo conto il primo cittadino non la può e non la vuole seguire. Filippo Nardi, che ancora per qualche settimana o qualche mese sarà il presidente della Porto Spa (in attesa della fusione con la Porto Holding, quando il presidentissimo sarà ancora Enrico Bogazzi) ha rotto gli argini, accusando il sindaco di parlare solo per i giornali, di «arrogante prosopopea». Ma così facendo, ha scatenato un muro-contro muro, e non sarà facile rimettere insieme i cocci. La risposta del primo cittadino è netta e esplicita sul punto chiave delle banchine, anche se lascia aperta la porta al dialogo. «Vorrei rassicurare il presidente della Porto Spa - scrive Zubbani - che la mia tenuta psicofisica è ottima, perché da molti anni sono abituato a confrontarmi con tutti, con umiltà, ma sempre con la schiena dritta, posizione che forse disturba chi tende ad avere scarsa considerazione per i cittadini e per chi li rappresenta». Il sindaco ribadisce di avere il massimo rispetto per chi investe e innova. Ma al tempo stesso, sottolinea che servono risposte chiare «su riflessioni e addebiti irricevibili, che nascono da visioni diverse della "governance" del territorio che, per definizione, non è di sola competenza di singoli, ma presuppone capacità di confronto e di mediazione che spesso mancano a chi agisce perseguendo il solo interesse di parte». IL NODO DELLE BANCHINE. «L'oggetto del contendere - specifica il sindaco - non è la nomina del nuovo presidente dell'Autorità portuale, su cui siamo oggettivamente in ritardo, e nemmeno la scarsa cultura d'impresa da parte delle istituzioni, ma la richiesta di assegnazione della quasi totalità delle banchine del porto di Marina di Carrara che la Porto Spa ha avanzato pur disponendo già di una larga parte dello scalo commerciale. Tale richiesta, per il modo e i termini in cui è stata presentata, e in un contesto nel quale i traffici portuali non sono purtroppo in espansione, costituisce una evidente forzatura che rischia di precludere lo sviluppo della struttura, ben oltre la realizzazione delle opere che saranno pianificate nel nuovo Piano Regolatore del Porto. Ritengo inaccettabile che un argomento di questa importanza venga affrontato in maniera inadeguata, mettendo a protocollo una richiesta con un "piano industriale" che è stato consegnato ai membri del Comitato portuale solo nel corso della riunione del 19 scorso, con lezione in aula da parte del richiedente alla quale ho ritenuto di avvalermi della facoltà di non assistere. Il sindaco non partecipa al Comitato Portuale per ricercare consensi o maggioranze e l'aver sempre difeso in ogni circostanza il ruolo strategico del Porto non significa non dover fare attenzione su snodi e decisioni che potrebbero avere effetti importanti anche a lungo termine». E aggiunge: «Volendo restare nel campo delle procedure e dei metodi credo sia utile ricordare che se Nuovo Pignone - General Eletrics, in pochi mesi, è passata dalla firma di un protocollo alla fase produttiva nell'insediamento di viale Zaccagna è perché sono stati attivati percorsi di confronto con le istituzioni nelle sedi opportune dove la multinazionale ha illustrato chiaramente il suo progetto industriale giudicato credibile e attuabile ed in grado di portare benefici economici ed occupazionali al territorio compresa la stessa Porto Spa che si è assicurata servizi e logistica. In questi anni abbiamo lavorato, tutti assieme, con un obiettivo chiaro: costruire una vera economia del mare facendo dialogare, in un sistema ordinato e "democratico", tutti i segmenti di un comparto che può essere fondamentale per lo sviluppo della città ma che deve essere sostenuto da un progetto condiviso da tutti, in un contesto di pari dignità e di rispetto delle regole da osservare in una infrastruttura realizzata con soldi pubblici, come pubblici sono i fondi spesi per le bonifiche e i dragaggi indispensabili per consentire alle navi di accedere ed attraccare». Pertanto, a detta del sindaco, «Per affrontare e risolvere questioni di una così ampia valenza strategica non servono "benefattori" ma, se si vuole davvero sviluppare il Porto e fare sì che sia un vero motore dell'economia, è necessario sostenere un confronto serio da affrontare nel rispetto reciproco, con chiarezza di intenti per raggiungere un obiettivo: lo sviluppo e l'occupazione nell'interesse della città e di tutto il territorio». Insomma: fermezza ma comunque mano tesa al dialogo. Un dialogo su cui però l'argomento banchine (per 25 anni) difficilmente potrà entrare. A meno di sorprese: molto dipenderà anche da chi sarà il presidente della Port Authority. M.B.
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