Attenzione
Capannoni, pub, impianti: una zona ad alta combustione
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MASSA. Il rogo della notte scorsa nel comparto ex Dalmine è l'ultimo di una serie di analoghi episodi, tutti poco chiari e su cui pesa il forte sospetto del dolo, avvenuti di recente. Episodi che, messi in fila e collegati all'allarme sulla presenza di infiltrazioni camorristiche del clan dei Casalesi nel territorio di Massa Carrara lanciato di recente dalla Dia (la Direzione investigativa antimafia), non possono che suscitare una qualche inquietudine. Ma vediamo i precedenti. Il rogo di ErreErre. Risale al luglio scorso l'incendio dell'impianto ErreErre. Nel capannone, sotto sequestro della magistratura nell'ambito dell'inchiesta sulla truffa alla Ue, bruciarono 150 tonnellate di rifiuti. «L'incendio è doloso, ma è da escludere la pista mafiosa, commentò il procuratore capo Giubilaro. Sei in fiamme. Il mese successivo toccò al capannone della Sei, azienda di impiantistica e materiali elettrici che si trova nell'area Asi, in viale Zaccagna (Comune di Carrara). In questo caso si è parlato di "cause accidentali". Incendio al deposito. Pochi giorni dopo, sempre nell'area ex Asi, va a fuoco un deposito di camion. Fuoco a Casette. Novembre è il mese dell'incendio della Casa del popolo di Casette. In questo caso si sospetta un atto di tipo politico o vandalico. Pub in fiamme. Risale a 15 giorni fa, invece, l'incendio appiccato all'ingresso del pub Regina di Cuori a Ronchi. Dopo il quale sono arrivate alle forze dell'ordine segnalazioni anonime che denunciavano «paura del pizzo». La strage delle pecore. Infine l'incendio della stalla al Vergheto (Forno), della scorsa settimana. Che ha causato la morte di circa 200 pecore, letteralmente carbonizzate dalle fiamme. Anche per quest'ultimo episodio, la mano dell'uomo è evidente.
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