Finanza
Sono già evasi i romeni arrestati
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Una pattuglia dei carabinieri Polemica sulla concessione dei domiciliari. Avevano picchiato un operaio
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MASSA. Quando i carabinieri sono andati a casa per vedere se stavano rispettando i domiciliari hanno scoperto che erano svaniti nel nulla. Un'evasione beffa, visto che in molti avevano chiesto il carcere per quei due romeni che avevano massacrato un collega albanese per rapinargli lo stipendio che aveva appena riscosso. Invece se ne sono andati quando non erano passate nemmeno 48 ore dalla concessione dei domiciliari. Del resto le forze dell'ordine li avevano ammanettati proprio mentre stavano cercando di lasciare Massa, sapendo che l'operaio che avevano pestato e rapinato avrebbe denunciato il fatto. I due operai romeni erano presenti al primo controllo dell'Arma, si sono resi uccel di bosco al secondo. Probabilmente sono fuggiti a bordo di uno dei tanti pulmini che parte dalla stazione con destinazione Romania. Tanto sanno benissimo che in Italia rischiano di passare alcuni anni dietro le sbarre di una cella. L'evasione comunque qualche strascico lo ha lasciato perché come misura cautelare era stata richiesta la detenzione in carcere. E la motivazione era l'imminente pericolo di fuga, visto che le due tute blu romene erano state prese praticamente con le valigie in mano. Invece il gip aveva optato per i domiciliari e la coppia capito come funzionavano i controlli hanno preso le misure al sistema di sorveglianza e se la sono data a gambe. Del resto era impossibile per polizia e carabinieri sorvegliarli ventiquattro ore su ventiquattro. Ma cosa avevano fatto? Aveva invitato alcuni connazionali in casa di una loro parente per vedere una partita del campionato romeno della massima serie (Liga I). Sei persone, cinque romeni e un albanese. Tutti operai, che lavoravano - e in certi casi lavorano - insieme. Tra un'azione e l'altra del match, tra un gol e una parata miracolosa il gruppo di amici beve del vino e della birra. E forse questo aveva acceso gli animi. E fatto nascere idee strane in testa a due del gruppo. Uno di questi era proprio quello che aveva invitato il resto della compagnia. L'albanese aveva appena riscosso lo stipendio, settecento euro. Finito il match, mentre gli altri tre romeni se ne sono andati avevano pregato l'albanese di restare ancora un po' con loro. Bevono un po' e poi gli dicono che lo accompagneranno a casa, ma appena fuori e in un posto un po' isolato cominciano a pestarlo di brutto a suon di calci e pugni. L'albanese, malfermo sulle gambe per l'alcol ingurgitato, va giù a peso morto al primo gancio. I suoi aggressori invece di fermarsi hanno continuato a tempestarlo di colpi. Fino a che non lo hanno lasciato immobile a terra con uno zigomo e la mascella in frantumi. Mentre la vittima era a terra che si contorceva per il dolore, gli hanno sfilato lo stipendio dalla tasca del giubbotto, gli hanno strappato la catenina d'oro dal collo e gli hanno portato via il cellulare. Poi lo hanno lasciato al suo destino. Lui aveva presentato denuncia e i carabinieri avevano trovato i rapinatori. Ma è stato tutto inutile. Sono evasi in poco meno di 48 ore. Una vera beffa.
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