Il Tirreno

Nuova Imu, stangata sui negozi

Claudio Figaia
<b>MPOSTE SUGLI IMMOBILI.</b> Una stangata su esercizi commerciali, turistici e artigianali
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MPOSTE SUGLI IMMOBILI. Una stangata su esercizi commerciali, turistici e artigianali

Un fondo che pagava 1.500 euro ne pagherà 2.500. Botta anche per hotel e uffici

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 MASSA. Pesante, pesantissima sarà la "botta" della nuova Imu (imposta municipale unica) che sostituisce l'Ici (imposta comunale sugli immobili).  Dal 2012, questo si sa, torna l'Ici sulla prima casa. E già questo sarà un significativo costo aggiuntivo per tutte le famiglie proprietarie dell'abitazione in cui vivono. Ma l'Imu porterà anche un rincaro dell'Ici sulle seconde case e su tutti gli altri immobili "non prima casa": dai negozi agli alberghi, dagli studi professionali ai depositi, ai capannoni per attività produttive. Un rincaro "lacrime e sangue".  Gli esempi che riportiamo in questa pagina (elaborati grazie alla consulenza di Confcommercio) sono eloquenti: l'incremento dell'imposta è dell'ordine del 75-80%. Un fondo commerciale che fino ad oggi pagava sui 1.500 euro all'anno, vedrà lievitare l'imposta di mille euro circa.  Il salasso deriva (anche questo viene sintetizzato nelle tabelle in questa pagina) dalla rivalutazione della rendita catastale, che aumenta la base imponibile e dall'applicazione dell'aliquota della nuova imposta al 7,6 per mille. Ossia dell'aliquota base che la maggior parte dei Comuni (a cui il decreto riserva comunque la possibilità di applicarla in misura diversa) adotterà.  Aumenti pesanti, che influiranno sul settore del commercio e dell'impresa alberghiera: chi affitta fondi commerciali sarà indotto a scaricare sull'«inquilino» i maggiori costi per l'Imu-Ici; mentre gli esercizi che operano in strutture di proprietà potrebbero valutare l'opportunità di cedere, fanno osservare a Confcommercio. In entrambi casi, un colpo al settore.  Ma dove andranno a finire le entrate della nuova Imu? Non al Comune, anche se l'imposta si chiama "municipale". O meglio, i Comuni faranno da esattori, cioè imporranno e riscuoteranno l'imposta. I proventi, però finiranno allo Stato, almeno quelli "in più". «Sì - spiega l'assessore al Bilancio Alessandro Volpi - si tratta di un'operazione a saldo zero per i municipi. Non certo per i cittadini, che, invece, si troveranno a dover pagare un'imposta più alta».  In altre parole: il gettito complessivo dell'imposta sugli immobili aumentarà dagli attuali 13 milioni circa a una quota superiore ai 20 milioni. Il Comune, però, non diventerà ricco.  Il meccanismo è così spiegabile: l'Imu sulla prima casa rimane interamente ai Comuni; quella sulle seconde case, sui negozi, i capannoni ecc. va per il 50% allo Stato, per la restante metà ai Comuni. Se però nel passaggio dal vecchio al nuovo regime, i comuni aumenteranno i loro introiti, quell'incremento andrà allo Stato. Viceversa, se avranno meno risorse, sarà un fondo di riequilibrio centrale a compensare i minori incassi.  I Comuni possono, è vero, modificare l'aliquota base del 7,6 per mille di tre punti (ridurla, cioè, fino al 4,6 o alzarla fino al 10,6 per mille). Una riduzione, tuttavia, non sarebbe a vantaggio dei cittadini, in quanto qualsiasi beneficio sarà "mangiato" dall'aumento della base imponibile deciso dal governo. Mentre i maggiori incassi derivanti da un aumento dell'aliquota - una misura peraltro a dir poco impopolare - sarebbero anch'essi vanificati dal principio della compensazione. I margini di manovra, dunque, sono molto ristretti.  «Stiamo studiando simulazioni ed effetti di queste novità - dice ancora l'assessore Volpi - per valutare l'impatto sui conti di bilancio e se sarà possibile introdurre detrazioni per i nostri concittadini».  Ed effetto collaterale di questa novità, sarà che il bilancio di previsione non verrà approvato entro la fine del 2011 ma slitterà all'anno prossimo. Quando ci saranno maggiori dettagli sulla nuova normativa e quando arriverà la stangata Imu sui contribuenti. C'è tempo, per il bilancio, fino al 31 marzo.

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