Proteste
Erosione. Gli operatori chiedono nuovi interventi. Intanto la magistratura continua ad indagare
«Qualcuno fermi i lavori»
Chiara Sillicani
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IL DELFINO DISTRUTTO. Il mare si è portato via le cabine Appello dei balneari: mettono a rischio il litorale
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MARINA DI MASSA. Fermate ruspe e draghe. Chiudete i cantieri: sul litorale non si muova una foglia fin quando non sarà fatta chiarezza (anche dalla magistratura) sui lavori anterosione. I balneari sono netti: a Ronchi gli interventi di protezione sono stati fatti, eppure il mare ha vinto, la spiaggia è solo un ricordo. Ecco quindi la richiesta di uno stop: prendiamo tempo. Per capire e intervenire. Non un blocco definitivo delle opere (perchè la sabbia se ne va e qualcosa dovremo pur fare), ma una sospensione nell'attesa di capirne di più. La logica - quella dei balneari - è chiara: qualcosa non è andato e adesso non rimane che rimettersi al tavolo per definire le prossime (nuove) mosse. La premessa è pesante: a Ronchi i lavori (per lo meno una parte) sono stati fatti, i geotubi posati, eppure nulla o quasi hanno potuto. Insomma - per semplificare - alla prova del nove i geotubi non ce l'hanno fatta. Vero che una mareggiata così non si ricordava dal 1955, altrettanto vero che l'effetto è stato senza precedenti. Una constatazione che spinge i balneari a trarre le conseguenze: non ci accaniamo su questa strada, ma tentiamo di cercarne un'altra. È la tesi anche di Maurizio Ragaglini (bagno Mauro) e di Stefano Gazzoli, titolare del Sara, vicepresidente dell'associazione Riviera Apuana (e per molti presidente in pectore). "Fotografano" quel tratto di litorale: «Ronchi avrebbe dovuto essere protetta. Verso Marina, all'altezza dell'Artemesia (che adesso quasi non c'è più ndr) la scogliera è stata allungata con geotubi fino a 300 metri dalla riva. Sul versante opposto, sono stati collocati altri 2 geotubi, uno all'altezza dello stabilimento Ronchi di Ponente, uno all'altezza del Palmo. Basta dare un'occhiata oggi, per capire che quegli interventi non hanno svolto una funzione protettiva». Del resto, qualche bel dubbio sul progetto i balneari lo avevano già espresso. Non solo: sui lavori ha puntato gli occhi anche la magistratura, i carabinieri si sono fatti vedere più volte sia a Palazzo ducale, per acquisire documentazione, sia in riva al mare. E anche quanto accaduto i giorni scorsi sarebbe adesso al vaglio degli inquirenti. Gazzoli ci tiene a mettere qualche puntino sulle "i": «Non siamo tecnici, non vogliamo puntare il dito sugli aspetti puramente progettuali, ma rimangono perplessità sull'esecuziuone». Un progetto, datato fine anni'90, che avrebbe dovuto ridare «spiagge nuove» a Massa. Così almeno scriveva la Provincia nella brochure con cui il 17 novembre 2009 presentatava ufficialmente il progetto alla cittadinanza. Quindici milioni di euro (undici con il ribasso) per riportare sabbia. Adesso i balneari chiedono una "pausa di riflessione" per correggere il tiro, se necessario, e salvare la costa.
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