Il Tirreno

L'odore dei Casalesi arriva in città

La squadra mobile indaga su possibili infiltrazioni della camorra
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La squadra mobile indaga su possibili infiltrazioni della camorra

La Dia di Napoli chiede di indagare su appalti, imprese e investimenti

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 MASSA. Appalti, attività imprenditoriali, investimenti. Sono queste le cose a cui la Dia di Napoli ha chiesto di stare attenti sia a Massa che a Marina. Non è un allarme camorra, ma ci manca poco. Perché la sensazione degli inquirenti campani è che in terra apuana possa nascondersi qualcosa di grosso.  Chissà come mai la segnalazione della Direzione investigativa antimafia di tenere gli occhi aperti è arrivata negli uffici della squadra mobile massese subito dopo l'arresto del superboss del clan dei Casalesi Michele Zagaria. L'impressione è che dando la caccia al superlatitante della camorra gli inquirenti abbiano scoperto qualcosa in terra apuana, ma che per ora siano soltanto a livello di ipotesi. E per questo hanno chiesto una mano alla questura locale.  Del resto non è la prima volta che vengono accostati i Casalesi a Massa. Esattamente due anni fa sempre la Dia aveva sequestrato un complesso immobiliare ai Ronchi. Case ricavate dal restyling di un vecchio hotel (il Colombo) che aveva chiuso i battenti da un pezzo. La palazzina era intestata ad Aldo Bazzini, suocero di Pasquale Zagaria, fratello del boss Michele. Proprio il superlatitante finito in manette una decina di giorni fa. Va detto che il titolare della ditta, Paolo Bazzini, il giorno dopo i sigilli all'immobile aveva tenuto a precisare che loro non la camorra non c'entravano nulla. Ma intanto il sequestro è rimasto.  Il nuovo allarme della Dia e il precedente fanno capire che qualcosa cova sotto la cenere. Gli inquirenti - anche se non vogliono scoprire le carte che hanno in mano - sono convinti che i Casalesi abbiano fatto degli investimenti sia a Massa sia a Marina. Ma non sanno quali, altrimenti non chiamerebbero in causa la mobile (due anni fa lavorarono sotto traccia fino al termine dell'operazione). Come detto però hanno dato delle indicazioni ben precise agli agenti apuani: devono cercare partecipazioni sospette in attività imprenditoriali all'apparenza pulite. E soprattutto nel campo edile. Tutte realtà che ancora non sono radicate appieno nel nostro territorio, ma che se non vengono estirpate al più presto potrebbero prendere piede creando dei danni tremendi. E in pratica portando la criminalità organizzata a casa nostra.  Come detto siamo un passo più in là del sospetto. Non si può parlare di certezza di infiltrazioni camorristiche però, perché gli inquirenti non confermano. Ma sono troppi i segnali negli ultimi mesi che vanno in questa direzione. Il più importante è la riunione tra le procure di La Spezia e Massa-Carrara voluta dal procuratore generale Di Noto per parlare di criminalità organizzata (anche qui due anni fa e da allora di lavoro ne è stato fatto parecchio). Ma oltre a questa riunione ci sono stati tanti piccoli episodi (per esempio il bagno e il pub dati alle fiamme) che se messi uno accanto all'altro qualche inquietudine la provocano.  La squadra mobile comunque ha iniziato a lavorare. È un'indagine complessa e per giunta è appena all'inizio. Ma la sensazione è che potrebbe dare parecchie soddisfazioni agli inquirenti.

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di Redazione Massa