Il dolore
«Pinuccio è sempre stato con me»
Luca Menconi
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La vedova Taliercio con il vescovo Santucci e a destra la platea Commovente ricordo della vedova Taliercio e un appello: siate onesti
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CARRARA. «Pinuccio è sempre stato con me e in questi trent'anni non mi sono mai sentita sola». Subito un pianto commosso della vedova Gabriella. Questo è stato il momento più toccante della commemorazione, nella sala conferenze di CarraraFiere, di Giuseppe Taliercio. «Voglio dire, da madre ai giovani e da amica a quelli della mia età, di essere onesti, di non lasciarsi attirare da ideologie pericolose che impediscono di pensare liberamente». Queste le parole della vedova Taliercio. Con lei, i figli, Antonio e Cesare, due dei cinque - Elda, Lucia e Bianca - avuti in 27 anni di matrimonio. Originario di Marina, l'ingegner Taliercio fu nominato direttore dello stabilimento della Montedison - un gigante della petrolchimica - di Marghera, in Veneto in un momento di particolare tensione in Italia, gli "anni di piombo". A tre anni dall'assassinio Moro, Taliercio fu sequestrato nella sua abitazione dai brigatisti il 20 maggio 1981, per poi essere giustiziato al quarantesettesimo giorno di prigionia, il 6 luglio 1981. Devoto cristiano, impegnato nell'Associazione San Vincenzo De Paoli, l'ingegnere, insignito della medaglia d'oro al valore civile, è stato inserito, nel 2000, nella lista dei martiri laici della Chiesa cattolica ed è, oggi, in odore di possibile beatificazione. «La sua famiglia è molto riservata e per tale ragione finora ha rifiutato questa prospettiva - ha detto padre Luigi Francesco Ruffato, all'epoca dei fatti a Mestre, nella Parrocchia del Sacro Cuore - ma penso che, prima o poi, ci arriveremo: un giusto omaggio ad una figura del genere». Proprio per ricordare Taliercio, in occasione del trentesimo anno dalla sua scomparsa, rappresentanti delle istituzioni politiche e religiose, ragazzi del liceo scientifico "G. Marconi" e della scuola media "G. Taliercio", oltre a decine di persone, hanno assistito alla cerimonia di commemorazione, con proiezione di una puntata de "La storia siamo noi" del 2010, dedicata all'ingegnere. Il primo ad intervenire per portare i propri saluti ad "uno dei figli più nobili di Carrara" è stato il sindaco Angelo Zubbani, il quale ha detto che «in pochi altri momenti, nell'espletamento del mio ruolo istituzionale, mi sono sentito così orgoglioso di rappresentare questa città. L'esempio di Taliercio e delle vittime del terrorismo deve invitare a riflettere, soprattutto i giovani, ed insegnare quale siano le strade da intraprendere e quali quelle da evitare». Di tono simile, l'intervento del prefetto Giuseppe Merendino, per il quale «Taliercio è stato un'incarnazione dei valori repubblicani, in grado di vincere gli antagonismi ideologici che tanto erano pericolosi all'epoca, quanto ancora oggi in un momento di difficoltà del paese». Ad insistere sulla missione educativa e sul compito delle future generazioni è stato anche il vescovo di Massa-Carrara, monsignor Giovanni Santucci, per il quale: «Bisogna essere grati a figure come Taliercio, che, in momenti tribolati, sanno difendere, con il loro stesso comportamento e modo d'essere, i valori morali e fungono da esempio al presente, segnato da un appiattimento consumistico pericoloso e dal rigetto della spiritualità».
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