Il Tirreno

Il pastore Evaristo è pronto a ripartire «Servono lamiere»

Il pastore Evaristo Alberti, 51 anni
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Il pastore Evaristo Alberti, 51 anni

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MASSA. Il pastore di Vergheto, Evaristo Alberti, non si perde d'animo nonostante abbia perso tutto quello che aveva nell'incendio che gli ha devastato la stalla dove teneva quasi duecento animali tra agnelli, pecore e capre. «Mi restano ancora centoventi capre che si sono salvate perché le avevo lasciate al pascolo». E con un sorriso sottolinea: «Mi è andata bene». In realtà gli è andata male, ma quest'uomo di cinquantun anni è fatto così: «Ho cominciato a badare le pecore quando avevao sei anni, con mio zio e da allora vivo grazie a loro». È convinto che quelle fiamme le abbia accese qualcuno di proposito e non gli è andata giù che i carabinieri lo abbiano tenuto in caserma per più di tre ore: «Che dovevo dirgli. Sono arrivato all'alba e ho visto il fumo. Ho chiamato i pompieri, tanto per i miei animali non c'era più nulla da fare». Il problema è che il rogo è doloso e i carabinieri vogliono capire cosa è successo e soprattutto chi è stato: «Mi hanno chiesto se ero assicurato, ma io gli ho detto di no. Posso pagare un'assicurazione? Con quello che guadagno riusciamo a vivere io e la mia compagna, non mi lamento ma non posso neppure spendere e spandere».  Uomo semplice l'Evaristo, che non si scompone neppure quando gli diciamo che la Coldiretti vuole fare qualcosa per lui. Una raccolta di soldi per poter riniziare da capo: «Io li ringrazio. Ma i soldi non mi servono. Posso davvero ripartire con le capre che ho lassù al pascolo. Mi rimbocco le maniche, non è un problema visto che lo faccio da quando sono piccino. È la mia vita e mi piace». Poi il pastopre ci ripensa e rilancia: «SE c'è qualcuno mi vuole dare una mano però un modo c'è. La stalla è andata distrutta, posso però ricostruirla un po' più in basso. Qui in paese mi daranno tutti una mano, ma mi mancano le materie prime. Se qualcuno ha delle lamiere e delle tavole di legno che gli avanzano mi farebbe davvero un grande piacere. Ecco, ho bisogno soltanto di questo».  Il pastore non fa a tempo a finire la frase che è già in movimento: ha portato a casa sua, un paio di chilometri più in basso, le pecore e gli agnellini superstiti. Sono fuori pericolo (anche se nel frattempo una purtroppo è morta) grazie alle sue cure amorevoli e al vicino che gli ha prestato una sorta di garage dove poterle fare riposare. «Sono contento così». E sorride.

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