Il Tirreno

Pronto soccorso in emergenza

La sala d’attesa al Pronto soccorso e a destra Claudio Salvadori della Uil
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La sala d’attesa al Pronto soccorso e a destra Claudio Salvadori della Uil

Attese lunghe, Salvadori (Uil): ci vuole un operatore all'accoglienza

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 CARRARA. Non è una mattinata caotica al Pronto soccorso. I giorni sovraffollati di mezza estate sembrano lontani. Ma l'attesa, dice la gente che si trova nella sala d'aspetto ormai da ore, rimane sempre lunga. «Ci danno un codice, e poi si sta qui bloccati, senza sapere nulla».  La mancanza di quell'operatore socio sanitario (Oss) dedicato all'accoglienza, problema più volte sottolineato dai sindacati, Claudio Salvadori della Uil che ne ha fatto una vera e propria crociata, si tocca con mano nella sala d'aspetto ben riscaldata (questo biosgna sottolineralo, i disagi estivi dovuti alla mancanza di aria condizionata sono un lontano ricordo) del reparto di prima emergenza.  L'attesa è troppo lunga. Chi ha la mamma dentro, si trova alle prese con un colore, quello del codice che stabilisce il grado di urgenza, e null'altro.  Del resto l'infermiera del triage, quella che ha il compito delicatissimo di attribuire ad ogni arrivo un codice di priorità, è già super indaffarata: impossibile pensare che abbia anche il tempo per uscire e parlare con i pazienti o con i loro familiari.   «Si aspetta troppo, e nessuno che viene a dirti una parola». L'esasperazione è palpabile. Lo si capisce subito, non appena si prova a entrare nella sala d'aspetto con il taccuino in mano. E il fotografo a fianco.  «No, non vogliamo certo finire sui giornali: siamo già abbastanza infuriati»: questo il coro unanime che si leva dalle poltroncine allineate a lato della sala d'aspetto.  Le storie sono diverse. Non ci sono, almeno così sembra, casi gravi. Ma la preoccupazione resta. Soprattutto da parte di chi ha visto entrare, ormai da ore, il proprio caro oltre la porta del reparto.  «Mia nonna è caduta in casa - spiega una ragazza che attende nella sala d'aspetto - Sembrava non fosse nulla, ma poi mi smebrava confusa, abbiamo deciso di portarla qui: è una persona anziana, non si sa mai. È entrata da parecchio, non so ancor anulla. Ora comincio a preoccuparmi».  Come lei in tanti sono nella stessa condizione. E hanno poca voglia di parlare: «Può scrivere solo questo, i medici fanno il loro dovere, e anche bene. Ma qui una persona in più ci vorrebbe».   Salvadori (Uil): in quel reparto manca un Oss per l'accoglienza. Lo ha detto nei periodi più difficili. Quando, la scorsa estate, il Pronto soccorso cittadino ha vissuto davvero situazioni di emergenza, a volte tali da richiedere l'intervento dei carabinieri.  E adesso Claudio Salvadori della Uil torna a ripeterlo: «Lo abbiamo fatto anche all'ultimo tavolo convocato con l'azienda - spiega - Abbiamo ribadito la necessità di un operatore in più al Pronto soccorso, in grado di gestire l'accoglienza. Non è solo un'idea nostra, visto che c'è pure un progetto regionale per potenziare proprio quell'aspetto di accoglienza che, in un reparto come questo, dove spesso ci sono situazioni molto delicate e familiari in grande difficoltà, è davvero fondamentale. Proprio per questo ne riparleremo quanto prima con la direttrice sanitaria». A.V.

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