Il Tirreno

Appartamenti in nero, 33 denunce

La guardia di finanza ha scoperto decine di compravendite fantasma di immobili: veniva dichiarato un importo minore del reale
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La guardia di finanza ha scoperto decine di compravendite fantasma di immobili: veniva dichiarato un importo minore del reale

Decine di compravendite fantasma di immobili. Due società nei guai

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 MASSA. Vendevano appartamenti quasi in nero. In pratica facevano finta che il loro prezzo fosse molto più basso di quello realmente pagato dal cliente. nei guai sono finite 33 persone, tutte denunciate. Tra queste ci sono anche i titolari di società massesi, una di costruzioni e l'altra di di vendita immobili. L'indagine ha stato condotta dai finanzieri della finanza del comando provinciale apuano, sotto il controllo del sostituto procuratore Rossella Soffio. Le società coinvolte erano strettamente collegate tra loro, nel senso che una realizzava le palazzine e l'altra le metteva sul mercato. Senza registrare nulla, o quasi. Tanto che le fiamme gialle e il pm hanno addebitato a venditori e acquirenti illeciti di carattere valutario per più di cinque milioni di euro. Le sanzioni previste per questo tipo di reato, giusto per farsene un'idea, vanno dall'uno al quaranta percento delle somme trasferite.  L'indagine è partita qualche mese fa grazie a un monitoraggio svolto nel settore immobiliare, anche attraverso il ricorso alle banche dati accessibibili alla guardia di finanza. Gli elementi di pericolosità fiscale trovati hanno dato ragione alle fiamme gialle apuane che si sono trovate di fronte a un rilevante "giro" d'affari, legato alle compravendite di appartamenti, solo formalmente, "sottocosto". La prassi usata prevedeva che nei contratti stipulati venissero indicati prezzi per l'acquisto molto inferiori a quelli di mercato: in realtà, il corrispettivo pattuito era più elevato e per la parte non indicata nel rogito era corrisposta "in nero". I militari incaricati del controllo sono stati aiutati anche dal rinvenimento, nel corso di un accesso presso le sedi aziendali, di documenti e appunti che dettagliavano tutte le transazioni ed i pagamenti effettuati senza l'emissione della fattura. Di qui, sono scattati accertamenti più approfonditi, anche con l'esecuzione di indagini finanziarie, nei confronti di soci ed amministratori, grazie alle quali è stato possibile giungere a una completa ricostruzione del reale volume d'affari delle aziende.  Alla fine, sono stati individuati numerosi contratti di compravendita con l'indicazione di dati non rispondenti alla realtà, soprattutto con riferimento alle forme ed all'entità dei pagamenti. Al termine delle verifiche fiscali e delle conseguenti indagini di polizia giudiziaria, nel complesso, sono stati rilevati oltre 1,2 milioni di euro di Iva evasa, settecentomila euro di base imponibile sottratta a tassazione e altre violazioni di carattere formale all'Iva per oltre 1,5 milioni di euro.  L'attività di ricostruzione dei flussi dei pagamenti "in nero" ha permesso, altresì, di contestare violazioni alla normativa antiriciclaggio, poiché sono stati effettuati innumerevoli trasferimenti di denaro in contanti, oltre la soglia di legge consentita. In pratica, ciò ha permesso di addebitare a venditori ed acquirenti illeciti di carattere valutario per oltre 5,3 milioni di euro. In più è scattata anche la sanzione amministrativa introdotta dal decreto legge Visco-Bersani, che impone l'obbligo di dichiarare nel rogito notarile il prezzo corrisposto e le modalità di pagamento; in caso di inosservanza, a carico di ciascuno dei contraenti, sono previste sanzioni da 500 a 10.000 euro. Tale circostanza ha assunto rilievo anche sotto l'aspetto penale. Da qui la denuncia di 33 persone, per il reato di falso in atto pubblico (che prevede la reclusione fino a due anni per ciascuna parte contraente), per la sottoscrizione di "rogiti" con dichiarazioni mendaci (in riferimento ai dati della compravendita non veritieri).

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