Il dolore
Tangenti, arrestato Delvino
Claudio Figaia
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VIGILI URBANI. Francesco Delvino comandante del corpo di Massa fino a fine 2010L'ex comandante dei vigili accusato di corruzione
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MASSA. In carcere l'ex comandante della polizia municipale di Massa Francesco Delvino. "Licenziato" giusto un anno fa dal sindaco Roberto Pucci dopo una controversa gestione del corpo durata circa un anno e mezzo, Delvino era tornato verso Sud, a fare il comandante della polizia municipale di Frosinone. È qui che i carabinieri del comando provinciale della cittadina laziale lo hanno fermato e portato in carcere.
Con l'accusa di avere truccato appalti relativi all'installazione di Photored e altri sistemi di video-sorveglianza in vari Comuni. Un'inchiesta sui sistemi di sorveglianza del traffico era stata aperta alcuni anni fa a Benevento, dove Delvino era stata a capo del corpo dei vigili urbani dal 2007 al 2009. Qui, il comandante fece installare 14 Photored, macchine utilizzate per fotografare (e multare) gli automobilisti che passano con il rosso ai semafori che, a quanto pare, erano tarate in modo che il giallo durasse pochi attimi.
Le manette ai polsi di Delvino sono scattate, però, a Frosinone, nell'ambito di una maxi inchiesta denominata «Occhio vigile» che tocca il Lazio ma anche la Lombardia, la Puglia, la Campania e il Veneto e che ha portato all'arresto di 16 persone. Oltre a Delvino, il capo dei vigili urbani di Isola Liri (un Comune vicino a Frosinone), un consigliere di maggioranza del Comune di Frosinone, titolari ed agenti di imprese e cooperative sociali.
Secondo le accuse, gli arrestati, attraverso la gestione delle gare d'appalto per la fornitura e l'instllazione di sistemi per la sicurezza urbana e per la disciplina del traffico (videosorveglianza, photored, Ztl), riuscivano a fare vincere le gare a società di comodo. In cambio di denaro e regali. L'attività illecita degli arrestati, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, riguardava anche i servizi di gestione e riscossione delle contravvenzioni.
In una azione congiunta condotta dalla Guardia di Finanza, sono stati messi i sigilli a beni degli indagati per un valore complessivo di circa 500 mila euro. Perquisizioni e seguestri sono ancora in corso in numerosi Comuni di Lazio, Lombardia, Campania e di altre regioni. Le ipotesi di reato sono tante e gravi: le persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere "finalizzata alla turbativa delle aste"; corruzione e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Tanti anche gli uomini impiegati nell'operazione: 200 carabinieri e 50 finanzieri.
Con l'accusa di avere truccato appalti relativi all'installazione di Photored e altri sistemi di video-sorveglianza in vari Comuni. Un'inchiesta sui sistemi di sorveglianza del traffico era stata aperta alcuni anni fa a Benevento, dove Delvino era stata a capo del corpo dei vigili urbani dal 2007 al 2009. Qui, il comandante fece installare 14 Photored, macchine utilizzate per fotografare (e multare) gli automobilisti che passano con il rosso ai semafori che, a quanto pare, erano tarate in modo che il giallo durasse pochi attimi.
Le manette ai polsi di Delvino sono scattate, però, a Frosinone, nell'ambito di una maxi inchiesta denominata «Occhio vigile» che tocca il Lazio ma anche la Lombardia, la Puglia, la Campania e il Veneto e che ha portato all'arresto di 16 persone. Oltre a Delvino, il capo dei vigili urbani di Isola Liri (un Comune vicino a Frosinone), un consigliere di maggioranza del Comune di Frosinone, titolari ed agenti di imprese e cooperative sociali.
Secondo le accuse, gli arrestati, attraverso la gestione delle gare d'appalto per la fornitura e l'instllazione di sistemi per la sicurezza urbana e per la disciplina del traffico (videosorveglianza, photored, Ztl), riuscivano a fare vincere le gare a società di comodo. In cambio di denaro e regali. L'attività illecita degli arrestati, sempre secondo la ricostruzione degli investigatori, riguardava anche i servizi di gestione e riscossione delle contravvenzioni.
In una azione congiunta condotta dalla Guardia di Finanza, sono stati messi i sigilli a beni degli indagati per un valore complessivo di circa 500 mila euro. Perquisizioni e seguestri sono ancora in corso in numerosi Comuni di Lazio, Lombardia, Campania e di altre regioni. Le ipotesi di reato sono tante e gravi: le persone coinvolte sono accusate, a vario titolo, di associazione per delinquere "finalizzata alla turbativa delle aste"; corruzione e falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atti pubblici. Tanti anche gli uomini impiegati nell'operazione: 200 carabinieri e 50 finanzieri.
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