Sicurezza
Mogol e il vortice delle emozioni
Riccardo Sordi
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Mogol sul palco Serata magica al teatro della Rosa in favore degli alluvionati
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PONTREMOLI. Solidarietà, speranza e musica. Potrebbero essere queste tre parole a rappresentare al meglio lo spirito che animava il concerto di beneficenza per gli alluvionati della Lunigiana che si è tenuto al Teatro della Rosa di Pontremoli alla presenza di un folto pubblico. Una serata magica resa ancora più speciale dalle canzoni di Lucio Battisti eseguite dal gruppo lunigianese "Ho perso l'Hammond" e dalla straordinaria presenza di chi ha scritto le parole di tante immortali brani della musica leggera italiana: Giulio Rapetti ma per tutti noto come Mogol. E la partecipazione del grande paroliere è stato il fulcro della serata, regalando in un lungo colloquio con l'esperto Riccardo Canesi tanti aneddoti e momenti della sua straordinaria collaborazione con Lucio Battisti. Seduto al centro palco e con una voce calma e suadente, Mogol ha stregato il pubblico, trascinato nel vortice dei ricordi. La prima reminiscenza di Battisti da parte di Mogol è di un ragazzo presentato da una comune amica: «Mi fece ascoltare tre canzoni. Alla fine gli dissi "non mi sembrano niente di ché". E lui rispose "neanche a me". E fece un ampio sorriso. Lucio quando sorrideva gli si illuminava il viso. Rimasi stregato da quel sorriso e dalla sua modestia. Decidemmo quindi di provare un piccola collaborazione. Nacquero tre canzoni una di questa "29 settembre" ebbe molto successo e da allora nacque la ditta Mogol-Battisti». E poi il turbinio di ricordi di Mogol si è soffermato sulla genesi di tante canzoni che milioni di italiani hanno cantato a squarciagola. Così è stato rivelato che «l'amore israelita» della canzone "Pensieri e Parole" è una giovane fiamma dello stesso Mogol in un viaggio adolescenziale in Inghilterra. E poi si è stati trasportati sulla nascita quasi surreale di canzoni straordinarie come "Emozioni" «ricordando la melodia - svela Mogol - scrissi il testo mentre stavo andando al mare assieme alla mia famiglia. Senza carta e penna memorizzai tutte le parole lungo il tragitto. Appena arrivati trascrissi di getto il testo». O ancora come "E penso a te" nacque anche questa in macchina con Battisti alla chitarra e Mogol sul sedile posteriore che ne seguiva la musica scrivendo al momento il testo «per fortuna guidava una terza persona» ha ricordato con ironia. Ma, a distanza di tanti anni, Mogol ha ancora un po' di amarezza sulla possibile carriera di Battisti: «Era un'artista di valore mondiale. Mc Cartney si era interessato alle sue canzoni, Pete Townshend (degli Who) rimase estasiato all'ascolto di "Emozioni". E Lucio ebbe l'occasione per provare a sfondare nel mercato mondiale con l'appoggio dell'etichetta che aveva lanciato i Beatles in America. Lucio rifiutò, mi ricordo che gli chiesi "se mi inginocchio ci ripensi?" e lui mi disse "No. Vedrai che ci sarà un'altra occasione". Ma io sapevo che una possibilità del genere non si sarebbe più presentata».
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