Sicurezza
Cave, 800 pensioni si allontanano
Cinzia Carpita
Chi poteva andare a riposo nel 2012 deve rifare i conti con i nuovi scaglionamenti
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CARRARA. Pensioni: anche i lavori usuranti nella morsa della manovra Monti. Il trovarsi in buona compagnia non consola i cavatori apuani, quasi 800, che seppure a gruppetti di 10-20 per volta, annualmente con le vecchie norme avrebbero maturato i requisiti per andare in pensione con non meno di 57 anni di età - 3 prima degli altri lavoratori - e non meno di 35 di contributi (93-94 come somma). Chi ha maturato i requisiti nel 2011, (ad esempio 57 anni di età e 36 di contributi) si salva con le vecchie norme, e andrà in pensione nel 2012, ma dal prossimo anno partono i nuovi scaglioni pensionistici, anche per i lavori usuranti, così, chi ormai contava i mesi per mettere le scarpe (o meglio, gli scarponi da cavatore) al chiodo, dovrà rassegnarsi.
Proposta di salvaguardia. A Roma Cgil, Cisl e Uil hanno proposto modifiche al decreto legge 4 dicembre. E fra le richieste c'è anche quella sui lavori usuranti: "Conservare la possibilità di anticipo fino a tre anni dei requisiti di accesso al pensionamento rispetto all'attuale sistema delle quote, date dalla somma di età anagrafica ed età contributiva". In pratica i sindacati vorrebbero che rimanesse la vecchia norma. «Ora è un pasticcio, e c'è una grande arrabbiatura fra i cavatori», dicono il segretario provinciale della Fillea Cgil, Roberto Venturini, e quello della Feneal Uil, Francesco Fulignani: «Anche se le attività usuranti consentiranno lo stesso di andare a riposo con tre anni di anticipo, da ora l'età di base sarà di 59 anni (considerato che per i settori non usuranti si va in pensione con 42 anni di contributi e 62 di età) e 39 di contributi versati. Con le vecchie norme, nel 2012 una decina di cavatori avrebbe maturato il diritto alla pensione, che sarebbe scattata nel 2013. Ebbene, il termine slitterà di circa 3 anni».
Vecchie norme e lunga battaglia. Ricordiamo che, dopo una lunga battaglia i cavatori hanno conquistato il diritto a essere inseriti fra i lavoratori "usurati". Però, quando per loro la norma è entrata i vigore (dal 2011, per il primo scaglione nel 2012), molti avevano ormai raggiunto la soglia di pensionamento e 40 anni di contributi, quindi quella norma non se la sono goduta. Ma per altri (nella provincia mediamente una decina ogni anno secondo calcoli della Cgil), si apriva il count-down in base al nuovo beneficio. Che ora subisce i contraccolpi della manovra Monti.
In cava col mal di schiena, ma la pensione slitta. Venturini fa un esempio concreto: «Proprio poche settimane fa, prima della manovra Monti - racconta - ho fatto i conti a un cavatore: da anni lavora con un costante mal di schiena, che però non gli fa raggiungere un punteggio di invalidità Inail tale da consentirgli di andare a riposo prima del tempo. Finalmente, pensava lui "nel 2012 avrò 57 anni e 40 di contributi". Con la vecchia norma sarebbe andato in pensione nel 2013. Invece dovrà lavorare fino a 59 anni». Questo, secondo i rpimi calcoli sindacali. Per chi pregustava di essere a un passo dalla pensione, la delusione è notevole. «La Camera del Lavoro è subissata di telefonate di cavatori - dice Venturini - che ci chiedono informazioni. Dire che sono incavolati è un eufemismo. Ecco perché lunedì 12 lo sciopero unitario indetto dalle organizzazioni sindacali, di 3 ore, sarà invece di 8 ore per le categorie marmo (cave e piano), edilizia, legno e cemento». Fra queste, solo ai cavatori è riconosciuto il lavoro usurante. «Ma è dura anche l'attività in in edilizia, dove gli addetti stanno nei cantieri all'aperto e sono soggetti alle intemperie. Dovranno maturare 42 anni di contributi, per poter andare in pensione a 62. Inoltre, già prima era difficile che un operaio edile riuscisse ad andare in pensione a 60 anni: il lavoro nei cantieri è spesso saltuario, per cui accadeva che un sessantenne non avesse ancora maturato 40 anni di contributi, e dovesse andare avanti fino a 65 anni di età. Ora, in una situzione analoga, dovrà compierne 66-67. Ma chi ce la fa fisicamente?».
Proposta di salvaguardia. A Roma Cgil, Cisl e Uil hanno proposto modifiche al decreto legge 4 dicembre. E fra le richieste c'è anche quella sui lavori usuranti: "Conservare la possibilità di anticipo fino a tre anni dei requisiti di accesso al pensionamento rispetto all'attuale sistema delle quote, date dalla somma di età anagrafica ed età contributiva". In pratica i sindacati vorrebbero che rimanesse la vecchia norma. «Ora è un pasticcio, e c'è una grande arrabbiatura fra i cavatori», dicono il segretario provinciale della Fillea Cgil, Roberto Venturini, e quello della Feneal Uil, Francesco Fulignani: «Anche se le attività usuranti consentiranno lo stesso di andare a riposo con tre anni di anticipo, da ora l'età di base sarà di 59 anni (considerato che per i settori non usuranti si va in pensione con 42 anni di contributi e 62 di età) e 39 di contributi versati. Con le vecchie norme, nel 2012 una decina di cavatori avrebbe maturato il diritto alla pensione, che sarebbe scattata nel 2013. Ebbene, il termine slitterà di circa 3 anni».
Vecchie norme e lunga battaglia. Ricordiamo che, dopo una lunga battaglia i cavatori hanno conquistato il diritto a essere inseriti fra i lavoratori "usurati". Però, quando per loro la norma è entrata i vigore (dal 2011, per il primo scaglione nel 2012), molti avevano ormai raggiunto la soglia di pensionamento e 40 anni di contributi, quindi quella norma non se la sono goduta. Ma per altri (nella provincia mediamente una decina ogni anno secondo calcoli della Cgil), si apriva il count-down in base al nuovo beneficio. Che ora subisce i contraccolpi della manovra Monti.
In cava col mal di schiena, ma la pensione slitta. Venturini fa un esempio concreto: «Proprio poche settimane fa, prima della manovra Monti - racconta - ho fatto i conti a un cavatore: da anni lavora con un costante mal di schiena, che però non gli fa raggiungere un punteggio di invalidità Inail tale da consentirgli di andare a riposo prima del tempo. Finalmente, pensava lui "nel 2012 avrò 57 anni e 40 di contributi". Con la vecchia norma sarebbe andato in pensione nel 2013. Invece dovrà lavorare fino a 59 anni». Questo, secondo i rpimi calcoli sindacali. Per chi pregustava di essere a un passo dalla pensione, la delusione è notevole. «La Camera del Lavoro è subissata di telefonate di cavatori - dice Venturini - che ci chiedono informazioni. Dire che sono incavolati è un eufemismo. Ecco perché lunedì 12 lo sciopero unitario indetto dalle organizzazioni sindacali, di 3 ore, sarà invece di 8 ore per le categorie marmo (cave e piano), edilizia, legno e cemento». Fra queste, solo ai cavatori è riconosciuto il lavoro usurante. «Ma è dura anche l'attività in in edilizia, dove gli addetti stanno nei cantieri all'aperto e sono soggetti alle intemperie. Dovranno maturare 42 anni di contributi, per poter andare in pensione a 62. Inoltre, già prima era difficile che un operaio edile riuscisse ad andare in pensione a 60 anni: il lavoro nei cantieri è spesso saltuario, per cui accadeva che un sessantenne non avesse ancora maturato 40 anni di contributi, e dovesse andare avanti fino a 65 anni di età. Ora, in una situzione analoga, dovrà compierne 66-67. Ma chi ce la fa fisicamente?».
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