Il Tirreno

Dati allarmanti dal sondaggio dell’Isr, e si annuncia un 2012 tragico per il commercio

Natale di austerity, crolla lo shopping: il 62% delle famiglie spenderà di meno

Alessandra Vivoli
Natale di austerity, crolla lo shopping: il 62% delle famiglie spenderà di meno

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 CARRARA. Un Natale all'insegna della crisi. E un nuovo anno, il 2012, che si annuncia «tragico» per il commercio: con la previsione di un calo dei consumi pari allo 0,3% e, del reddito pro capite, stimato in un -10%. Dati preoccupanti che, a livello toscano, si registrano soltanto nella provincia apuana e in quella di Grosseto.  A complicare le cose - ha puntato il dito il presidente della Camera di Commercio, Norberto Ricci, alla presentazione dell'interessante report dell'Isr sulle previsioni di acquisto per il Natale, ci sarebbe poi il decreto Monti.  «La manovra non aiuta il commercio anzi, a quanto ci dicono gli operatori, sta frenando la corsa agli acquisti. Se non viene fuori qualcosa che stimoli i consumi sarà un 2012 tremendo per il settore».   Meno regali: la spesa per lo shopping delle feste cala del 62%. Un sondaggio a campione, realizzato dagli operatori dell'Isr, su 300 famiglie, da Carrara a Massa, fino a Montignoso. È stata esclusa la Lunigiana, per la situazione delicata che quel territorio sta vivendo a causa dell'alluvione del 25 ottobre scorso. I dati, si tratta di previsione di spesa, parlano chiaro.  Meno del 2% delle famiglie apuane spenderà di più per il Natale 2011. La maggior parte (62%) diminuirà i propri acquisti, per una flessione della spesa complessiva stimata intorno al 22%.  Ma ci sono anche altri segnali messi in evidenza dal report dell'Istituto studi ricerche. Si scopre, ad esempio, che gli acquisti delle feste saranno rivolti in maniera preponderante (circa il 61%) verso prodotti alimentari. «E anche questo - ha commentato il presidente della Camera di Comemrcio - è un segnale della crisi e di una più attenta ricognizione dei bisogni».  A crollare, infatti, sono gli acquisti per beni della casa che peseranno soltanto per il 12% nello shopping del Natale. In sostanza, per il 60% delle famiglie intervistate, ci sarà un giro di vite sulle spese per la persona (calzature, abbigliamento, profumeria, accessori e giocattoli) e per la casa. In calo anche i prodotti alimentari, ma in misura inferiore.   Sorpresa: si fanno acquisti «in loco» e anche nei piccoli negozi. «C'è un segnale positivo in un quadro così preoccupante per il commercio della nostra provincia - hanno sottolineato il presidente della Camera di Commercio, Ricci, e il direttore dell'Isr Alberto Ravecca - le famiglie intervistate hanno dichiarato che le per lo shopping di Natale si rivolgeranno agli esercizi commerciali locali: in sostanza un'inversione di tendenza rispetto all'evasione dei consumi da sempre registrata verso Sarzana, Spezia e la Versilia».  «Bisogna anche valutare se poi, concretamente, queste previsioni si avvereranno - ha messo in luce Ravecca - Certo, sarebbe un dato positivo per i negozi del territorio». «Mi piace pensare - ha sottolineato Ricci - che questa inversione di tendenza sia legata al fatto che si è alzata la qualità dei nostri esercizi commerciali e che il territorio abbia saputo rendersi più attraente per chi fa acquisti».   E il 38% delle famiglie aspetta i saldi. È un dato, come è stato evidenziato durante la presentazione del lavoro dell'Isr a cui ha partecipato anche il segretario generale della Cciaa, Alessandro Beverini, legato alle difficoltà economiche delle famiglie. Ma anche a un clima crescente di sfiducia, incertezza e paura, che si sta respirando in questi ultimi mesi. Il risultato è che il 38% delle famiglie apuane interpellate nel sondaggio dell'Isr, ha intenzione di rinviare gli acquisti al periodo dei saldi invernali. E questo nonostante in molti negozi gli sconti siano già cominciati da un pezzo.  «Questi saldi anticipati, sotto forma di vendite promozionali, che si sono registrati un po' ovunque, non aiutano il commercio e non fanno altro che disorientare i consumatori - ha dichiarato il presidente Ricci - Alla fine si preferisce comunque aspettare. E i consumi non decollano».  «Senza contare che 40 giorni prima di Natale non ci dovrebbero essere vendite promozionali, a meno che, dopo non si chiuda davvero il negozio - ha rincarato la dose Ravecca - Il fatto è che le sanzioni sono di mille euro, e non sempre vengono elevate: molti commercianti, quindi, preferiscono rischiare, ma liberare i negozi dalle merce invenduta».

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di Redazione web