Attenzione
Lavori e aste, si spaccano i balneari
In 40 dicono addio a Riviera Apuana e fondano l'associazione Compagnia del Mare
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MARINA DI MASSA. I segni della frattura c'erano tutti. Da tempo. Né erano mancati gli annunci di secessione. Poi è arrivata l'estate e, quando il turista bussa alla porta, i balneari non possono che ricomporre il fronte e rientrare nei ranghi. Ma di fronte a temi caldi, dalle aste all'erosione, le posizioni rimangono diverse e lontane. E la ferita non si rimargina, fino all'ufficialità: è nata la Compagnia del mare. Adesso balneari non significa più solo Riviera Apuana. Un vero terremoto che si abbatte sulla categoria in un periodo già difficile. E tenuto conto che Riviera Apuana (fino a ieri includeva tutti e 100 i balneari) è in fase di completo riassetto, con il presidente Roberto Aliboni che annuncia le dimissioni (a sostituirlo potrebbe essere il suo vice Stefano Gazzoli). Il momento è delicatissimo. In gioco, infatti ci sono le gare ad evidenza pubblica per l'assegnazione delle concessioni: la Bolkestein è una spada di Damocle sulla testa dei balneari. Rischiano di fare i conti con le liberalizzazioni, di lasciare il tratto di arenile in cui fanno impresa e di mettersi in gioco partecipando alle gare. Ma accanto alla partita aste, c'è anche quella - tutta locale - dei lavori antierosione. E proprio quei lavori sono il nodo centrale: i 40 dissidenti di Riviera Apuana, confluiti nella Compagnia del Mare, puntano il dito sulle modalità di esecuzione: partiti da ponente verso levante - questa l'argomentazione - lasciano scoperto il fianco più fragile, quello di Ronchi Poveromo. E, non a caso, la nuova associazione si presenta ufficialmente, ieri mattina, a Fabrizio Magnani, vicepresidente alla Provincia con delega al ripascimento, e propone l'esecuzione, in contemporanea, di opere a levante e a ponente. Magnani, da parte, sua - si legge in una nota stampa - è soddisfatto del confronto, lo considera punto di partenza per «il miglioramento dei risultati attesi dai lavori», ma non si prende impegni sul raddoppio dei cantieri. Certo assicura che i lavori vanno avanti: «Abbiamo ricevuto garanzie dalle aziende di poter concludere i lavori entro aprile». Interventi ai setti e 130mila metri cubi di sabbia. Ma pensare a lavori su due fronti è un impegno che su due piedi Magnani non può assumersi. Senza dimenticare che quella richiesta la muovono 40 balneari, 60, infatti, sono rimasti in Riviera Apuana. La frattura all'interno della compagine è emersa da tempo, da quando si è imposto al dibattito il tema dell'Ici e dell'accatastamento. Un gruppo di balneari (in prima fila Emanule Panconi, già fondatore di Riviera Apuana ed ex titolare della Romanina) contestavano il documento con cui l'intera categoria si impegnava davanti al Comune ad accatastare gli stabilimenti, in cambio di decurtazioni sugli interessi Ici. Secondo i dissidenti in quell'atto sarebbe scritto a chiare lettere che l'accatastamento lo hanno richiesto proprio loro, i balneari. Inaccettabile. La frattura si consuma anche sulle forme di protesta - dai cartelli alla pedalate - per contestare le aste. Nasce quindi Compagnia del Mare, la presiede Maura Ceccarelli (bagno Europa), vicepresidente Luca Martini (Henderson), segretario è Massimo Poggi (Veronica). Alla tesoreria Paolo Tardelli (Carol di Ponente). Una bella ferita per Riviera Apuana: perde 40 iscritti. Proprio ora che Roberto Aliboni si prepara a lasciare: «Non posso fare il presidente a vita. Non sarebbe corretto». Si ritira. Si fa per dire, visto che rimane in Confidustria toscana e siederà a tutti i tavoli sulla Bolkestein.
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