Il dolore
Suicida al Cabrini, indaga la Procura
A.V.
Si è uccisa a 89 anni gettandosi dal secondo piano della casa di riposo
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PONTREMOLI. Si è fatta aprire la finestra, diceva che le mancava l'aria. Poi, non appena l'infermiera si è allontanata, anziché raggiungere gli altri ospiti per la colazione, si è gettata nel vuoto, dal secondo piano della casa di riposo Madre Saveria Cabrini, a Pontremoli. Un gesto disperato. Un suicidio su cui ora indaga la Procura di Massa-Carrara. La donna, una 89enne ricoverata nell'istituto, ha fatto un volo di cinque metri, dalla finestra della sua camera, nella casa di riposo Cabrini. Quelle finestre che non si possono aprire dall'interno, bisogna chiedere agli inservienti di azionare l'apposito meccanismo. Un lancio nel vuoto che non le ha lasciato scampo: per l'ottantanovenne, ospite dell'istituto lunigianese, infatti, l'impatto con il suolo è stato fatale. È successo mercoledì mattina: l'ambulanza del 118 è intervenuta sul posto alle 9 e 15, quando l'anziana era ormai priva di vita. Ma la notizia è trapelata soltanto ieri, perchè il medico legale Maurizio Ratti, su incarico del sostituto procuratore Alberto Dello Iacono, si è recato all'obitorio di Pontremoli per svolgere, sul cadavere della 89enne, l'esame esterno e il prelievo dei liquidi biologici dal cadavere. È stato, intanto, accertato che la causa della morte è stato proprio il violento trauma cranico riportato nella caduta: nell'impatto con il terreno l'anziana si è fratturata anche tutti e quattro gli arti, braccia e gambe. Adesso il suo corpo è in attesa di sepoltura. Il nulla osta per il funerale dovrebbe arrivare solo nella giornata di oggi. L'altro giorno, in tarda mattinata, alla casa di riposo immersa nel verde, sono arrivati anche i carabinieri, per avviare le indagini del caso. Nessun allarmismo. Ma una cosa è certa: la Procura vuole vederci chiaro. Perché questo non è il primo suicidio avvenuto nell'istituto. Un altro caso era finito sui giornali, nel marzo del 2009, quando si tolse la vita gettandosi dalla finestra una 80enne della Spezia. Sempre nello stesso anno ci fu anche un altro caso di morte sospetta al Cabrini, ma allora più che di suicidio - ricordano i carabinieri - si parlò di una caduta accidentale, in cui aveva perso la vita un'anziana paziente. Adesso la Procura ha deciso di fare chiarezza. E l'inchiesta si concentra anche sulla dinamica del tragico evento: per cercare di capire, per prima cosa, perché la finestra al secondo piano della casa di riposo è stata lasciata aperta, anche se dietro espressa richiesta dell'anziana, senza alcuna sorveglianza. Tante le domande a cui dare risposta: il pm Dello Iacono ha disposto, insieme all'esame esterno, anche l'esame dei liquidi biologici sul corpo dell'89enne, per stabilire se avesse ingerito una quantità troppo elevata di farmaci, tale che potrebbe aver spinto la donna a compiere il gesto disperato. Intanto i carabinieri di Pontremoli dopo il sopralluogo alla casa di riposo, hanno ascoltato anche infermieri e inservienti che erano al lavoro quando è avvenuto il dramma. Ma dai militari dell'Arma sono stati sentiti anche i familiari della donna che si è uccisa lanciandosi dalla finestra. Il direttore dell'istituto: non possiamo tenere le finestre chiuse. È ancora sconvolto dall'accaduto il direttore dell'istituto Cabrini, Mario Bezzi: «E dovrebbe vedere come piangevano le ragazze che erano al lavoro quando è successa la tragedia». Ma il direttore della struttura, che ospita oltre 100 pazienti, ci tiene a precisare una cosa. «Nel 2009 ci furono due casi come questo, molto ravvicinati - spiega - Proprio per quel motivo decidemmo di creare un dispositivo che ci consentisse di chiudere a chiave le finestre: le possono aprire solo le inservienti. Ma alcuni pazienti non ne vogliono sapere, così mi sono informato da un legale: non si possono tenere le finestre chiuse a chiave, trattandosi di una Rsa, sarebbe sequestro di persona».
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