Il Tirreno

Manotti: «Sei anni intensima qui c'è troppa omertà»

Danilo D'Anna
Manotti: «Sei anni intensima qui c'è troppa omertà»

Il sostituto procuratore Manotti trasferito a Genova, Mirteto e Total Arno le sue inchieste più importanti. "Mi sono reso conto che qui il senso di legalità è diverso da altre parti. Ci sono similitudini con la Calabria"

5 MINUTI DI LETTURA





Ha ottenuto il trasferimento a Genova tre giorni prima che gli cancellassero l'Eurostar 35261, il treno che tutte le mattine per sei anni ha preso - a sue spese - a Rapallo alle 7.23. Una levataccia che però gli permetteva di giungere in orario in ufficio a Massa, senza staccarsi dalla sua amata Liguria. Federico Manotti, 46 anni, era arrivato nella procura apuana nel novembre del 2005. La lascia per un incarico prestigioso: si occuperà di criminalità organizzata nella città della Lanterna. Un salto di qualità che lo riempie d'orgoglio. In questi giorni è stato uno stringere mani continuo di chi ha lavorato al suo fianco in questa sua parentesi massese.
Quando ha saputo che il Csm aveva accolto la sua domanda di trasferimento, all'inizio dell'estate, il sostituto procuratore Manotti si è concesso una delle poche battute che la stampa gli ha sentito dire: «Mi rimpiangeranno soprattutto gli avvocati, con tutto il lavoro che gli ho dato». Più che una battuta però è la verità: a parlare per lui ci sono le indagini, i processi e le condanne che lo hanno visto protagonista in questi sei anni.
La prima inchiesta sul night club di Antona "Le follie": undici misure cautelari su un giro di prostituzione e immigrazione clandestina, e un'imminente richiesta di rinvio a giudizio. Subito dopo il sequestro delle cinque residenze turistico alberghiere trasformate in condomini a Montignoso. Il suo primo fermo da pm a Carrara, nei confronti di 5 marocchini nell'indagine antidroga El Eba (roba in arabo). Nel 2007 il suo fiore all'occhiello: operazione Total Arno, 18 arresti per prostituzione, un processo che ha richiesto l'uso della gabbia per gli imputati e soprattutto la collaborazione tra carabinieri e polizia. Altra indagine contro lo spaccio nel 2008, denominata Focus: collaborando con il reparto operativo Manotti ha chiesto e ottenuto dal gip 29 arresti. Sempre nello stesso anno lo scandalo delle cremazioni al cimitero del Mirteto, tredici arresti e tanta attenzione nel trattare un argomento così delicato. Nel 2009 due operazioni antidroga (la più importante denominata Testarolo e concentrata in Lunigiana), poi il crac Volpi e le manette al funzionario dell'ufficio di prevenzione, igiene e sicurezza dell'Asl (Stefano Rustighi) che chiedeva ai titolari regalie (vino pregiato e addirittura un agnello) per non rilevare le inadempienze delle loro aziende. Nel 2010 la cocaina nelle scuole, quattro persone arrestate (tra cui due studenti) e i cani davanti ai cancelli degli istituti apuani. Infine le ultime inchieste: la banda di falsari di quadri con base al Pasquilio e il doping nel ciclismo, imputato un dirigente di una squadra importante.
Oltre che bravo, però, Manotti è anche fortunato. Anche se la dea bendata non c'entra con il lavoro. Lascia Massa per Genova poche ore prima che l'amministratore delegato di Fs Mauro Moretti, con il nuovo orario invernale dei treni, gli cancellasse l'Eurostar che gli rendeva un po' più facile la vita del pendolare. Contando le ferie e i festivi il sostituto procuratore ha percorso 339.450 chilometri, 7,9 volte il giro del mondo. Un globetrotter con la toga.

Sei anni sono lunghi, come si è trovato ai piedi delle Apuane?
«Bene, anche se non ho vissuto intensamente il territorio, visto che tornavo nella mia Rapallo tutte le sere. Ricorderò questa esperienza perché è stata la mia prima da pubblico ministero dopo dieci anni da giudice delle indagini preliminari a Reggio Calabria e Asti».
Meglio fare il gip o il pm?
«Il pubblico ministero ha in mano l'indagine, il giudice per le indagini preliminari non le coordina però ha il potere di avallare oppure no il lavoro di un collega. Mi piace di più fare il pm, comunque».
Genova ha una procura importante, decisamente più grande di Massa. È il riconoscimento di quanto ha fatto in questi anni.
«Lascio giudicare agli altri, io posso dire che mi fa piacere per due motivi. Il primo perché mi occuperò di criminalità organizzata, ed è una sfida che mi piace. Il secondo motivo è puramente logistico: Genova è più vicina a Rapallo dove abito e quindi percorrerò meno chilometri per spostarmi».
Giusto in tempo prima che le cancellassero il treno...
(ride) «Mi è andata bene».
Torniamo all'esperienza massese: oltre alle numerose inchieste che ha portato a termine, per quasi un anno ha svolto le funzioni di capo. Che procura è quella di Massa?
«Sì, ho traghettato il passaggio tra il pensionamento di Umberto Panetta e la nomina di Aldo Giubilaro. Devo dire che la procura apuana, nonostante non sia sterminata, in questi anni ha messo a segno diversi colpi importanti. Non parlo di me, ma dei colleghi. Però non è facile lavorare qui per chi ha il dovere di fare rispettare le leggi».
In che senso?
«Nell'unico senso possibile in cui si può leggere questa affermazione. Ed è l'aspetto che più mi ha lasciato l'amaro in bocca in questa esperienza apuana. Stando qui ti rendi conto che il senso della legalità è un po' diverso che dalle altre parti. I cittadini fanno molte difficoltà a collaborare con le forze dell'ordine. Dopo aver lasciato Reggio Calabria, ero convinto che a Massa-Carrara mi sarei confrontato con un contesto diverso. Pensavo che la gente fosse predisposta ad aiutare la giustizia. Ma non è così, questa terra non sembra neppure Toscana. Anzi, devo dire che ho trovato tante similitudini con la mia esperienza calabrese. Troppe similitudini».
Qual è l'indagine a cui resterà più legato?
«Rispondo senza esitazione: Total Arno. È stata la mia prima indagine corposa da pm e sono riuscito a far lavorare insieme carabinieri e polizia. Le forze dell'ordine sono state fantastiche. Siamo riusciti a smantellare una pericolosa organizzazione che controllava il giro della prostituzione sul lungomare e abbiamo liberato decine di ragazze da uno sfruttamento terribile e violento. Il processo è stato già fatto e le condanne perlopiù sono passate in giudicato. Insomma, sono soddisfatto del risultato».
Pensavamo a una risposta diversa...
«Quale?»
L'operazione Amen, sulle cremazioni del Mirteto.
«Troppo delicata come materia per dire di essere soddisfatto di un'indagine di questo genere. Abbiamo visto cose davvero terribili in quel cimitero. Ma c'è ancora il processo in corso e quindi non posso parlare. Anche perché voglio continuare a seguirlo, quindi a Massa tornerò spesso».
C'è il rammarico per qualcosa che poteva fare e non è riuscito a fare?
«Rammarico è un po' forte come termine. Ma certo potevamo fare qualcosa di più contro i reati compiuti dalla pubblica amministrazione. Però qui torno al discorso che facevo prima sul senso di giustizia massese: non sempre, per non dire quasi mai, abbiamo trovato persone disposte a collaborare».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa