Il dolore
Aranci, piano da rivedere
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LAVORI. Il cantiere per la riqualificazione di piazza AranciSel attacca la Sovrintendenza: «Poco marmo»
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MASSA. I lavori in piazza Aranci e in piazza Mercurio sono iniziati da tempo, ma la riqualificazione non piace del tutto al circolo di Sel che non lesina critiche (alla Sovrintendenza che quei progetti ha varato) e avanza proposte e suggerimenti in corso d'opera per non snaturare le due piazze. «L'idea di base che muove l'intervento sulle piazze è certamente apprezzabile, si tratta infatti di " liberare " le piazze antiche, come accaduto in tempi recenti nei principali centri storici italiani, da quella moderna funzione di parcheggio automobilistico che ne ha svilito negli anni notevolmente la funzione, nonché la loro migliore fruizione. Ma a questa giusta intenzione iniziale si è andata sommando una volontà di " riqualificazione" non altrettanto valida - sottolinea Sel - Negli ultimi decenni spesso sotto questa etichetta di " riqualificazione e valorizzazione" di spazi storici sono stati compiuti vari misfatti urbanistici in molte parti d'Italia, finendo per stravolgere le realtà storiche di intervento. In genere si tratti di volontà connesse al desiderio di inserire sulla persistenza storica elementi di " contemporaneità " assai opinabili che in fondo finiscono per essere " parassitari" rispetto al valore architettonico antico». Ed ecco la stoccata: «Così le restituzioni progettuali delle due piazze di Massa, ma soprattutto di piazza Aranci, appaiono non prive di questa deprecabile pratica. E ci sorprenderebbe il benestare giunto a queste progettualità da parte della sovrintendenza lucchese, il cui compito dovrebbe essere quello di tutelare le persistenze storiche, se non conoscessimo il basso livello di attenzione alle cose apuane che la caratterizza. Appare assurdo che si sia concesso di poter deprivare la piazza principale della città di alcuni semplici ma storici manufatti in marmo, che caratterizzano anche la memoria storica cittadina, per favorire l'ingresso di manufatti ex-novo senza alcuna motivazione di necessità. Guardando così la restituzione grafica dell'idea progettuale vediamo una piazza asettica, monotona e molto grigia. Se non è discutibile la scelta del macigno come pietra principale della pavimentazione, non è invece comprensibile la pressoché totale esclusione di elementi marmorei; ossia di elementi caratterizzanti la cultura specifica del luogo. Appare, ad esempio, una sorta di giochino da lego, quella scelta di fare attorno alle piante di arancio degli stretti cordoli rotondi al posto delle più ampie riquadrature attuali; ne deriva una estetica da piazzuola di periferia veramente penalizzante. Auspichiamo che nel divenire dei lavori si acquisisca una maggiore consapevolezza culturale, si mantengano gli arredi storici della piazza, se ne mantenga la struttura complessiva del disegno, si inserisca una equilibrata porzione di pavimentazione marmorea tra i filari di piante, si evitino inserimenti contrastanti di anonima e smemorata contemporaneità, auspicabili in altri contesti, per evitare infine un intervento che potrebbe alterare in modo eccessivo il disegno complessivo dei luoghi, attraverso un superficiale maquillage estraneo alla loro dimensione storica».
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