Sicurezza
Smembrata la banda dei frantoi: 4 fermati
C.C.
◗
La conferenza stampa in questura per illustrare loperazione Giuda Iscariota Nei guai un carrarese, arrestato ad agosto un quinto ritenuto la "mente". Furti e spedizioni all'estero
3 MINUTI DI LETTURA
CARRARA. La polizia, al termine di indagini durate circa 6 mesi, che hanno impegnato gli agenti del locale commissariato, con la collaborazione della polizia di altre città italiane, ieri mattina all'alba, ha sottoposto a fermo quattro persone, ritenute coinvolte a vario titolo nel furto e nella ricettazione di due frantoi per lavori stradali, del valore complessivo di 430.000 euro. Un traffico con implicazioni all'estero: l'inchiesta condotta dal piemme dottor Federico Manotti, potrebbe avere ulteriori sviluppi. Nei guai è finito anche un carrarese di 37 anni, Piergiorgio Pedroni, camionista disoccupato, ora assistito dall'avvocato Vanni Cecchinelli. Stamani l'udienza dal gip per la convalida dell'arresto. Gli altri tre fermati sono meridionali. Sono state denunciate a piede libero due persone ritenute essere, dagli investigatori, fiancheggiatori della banda (una in merito al trasporto di un frantoio bloccato al Brennero, e l'altra per la falsificazione di documenti). Una quinta persona, che secondo gli inquirenti sarebbe "la mente" dell'organizzazione, è un campano di Polla (Salerno) che era stato arrestato a Carrara lo scorso agosto, a seguito di provvedimento di fermo firmato dal sostituto procuratore Manotti e convalidato dal gip Laghezza. Operazione "Giuda Escariota". Ai fermi e al recupero di uno dei due macchinari rubati, del valore di circa 160.000 euro, poi restituito al proprietario, un imprenditore di Guastalla (RE), la polizia è giunta grazie a servizi di osservazione e di pedinamento. Le indagini iniziarono a seguito del furto di un frantoio Rimac (mezzo meccanico per frantumare pietre), del valore di circa 270.000 euro, pesante più di 340 quintali, rubato il 6 gennaio scorso in un cantiere di Carrara ad un imprenditore di Beverino (SP), Polo del Santo. Il furto era stato denunciato ai carabinieri. Le ricerche del mezzo si sono intrecciate con l'indagine della polizia, che ha scoperto che il macchinario fu trasportato, a bordo di un autoarticolato, fino al porto di Genova dove fu imbarcato, con documenti falsi, su una nave mercantile diretta in Marocco, rendendo vane le ricerche a cui aveva preso parte anche un elicottero dell'Ottavo Reparto Volo della Polizia di Firenze. Nel corso delle indagini il Commissariato ha scoperto che un altro frantoio, più piccolo, di marca Cams, era stato rubato a Guastalla (Reggio Emilia) nel dicembre 2010. Il mezzo, secondo quanto accertato, fu trasportato con un autoarticolato nei pressi di Crotone e poi portato in un deposito di Camaiore. Dopo un controllo effettuato sul frantoio da una pattuglia della Stradale di Viareggio, eluso grazie a una falsa documentazione di cui era stato dotato, chi intendeva piazzarlo decise di anticiparne la consegna a un acquirente residente in Austria. Gli agenti del commissariato che seguivano la pista, con la collaborazione della Polizia Stradale di Bolzano, riuscirono, con un rocambolesco inseguimento in autostrada, ad intercettare e recuperare il mezzo meccanico a pochi chilometri dal confine, al passo del Brennero. Gli inquirenti ritengono così di avere disarticolato un sodalizio criminale. I fermati accusati a vario titolo di furto e ricettazione sono: Rocco Michele Savella di 29 anni originario di Lesina (Foggia), suo cugino di Lesina, Michele D'Apote di 37 anni (rintracciati a Lagosanto in provincia di Ferrara, in collaborazione con la Mobile di Ferrara), Fabio De Pieri di 32 anni, fermato a Sala Consilina, in provincia di Salerno (con l'ausilio della Stradale di quel centro), e il carrarese Piergiorgio Pedroni. Un quinto, Giuseppe Cardinale di 36 anni, ritenuto la mente, ha numerosi precedenti, e a suo carico anche una recente ordinanza di custodia cautelare per i reati di furto, ricettazione e riciclaggio di mezzi d'opera di ingente valore, rubati ed esportati clandestinamente in Marocco. L'ordinanza, emessa dal Tribunale di Genova, gli è stata notificata nel carcere dove tuttora si trova.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
