Finanza
Maxi sequestro a noto imprenditore
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Autopattuglia della Guardia di Finanza La Guardia di Finanza gli contesta il mancato versamento di 13 milioni di Iva
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FIVIZZANO. Anche una casa con piscina alle porte del capoluogo fivizzanese tra i vasti possedimenti che Riccardo Trusendi vanta sia in Lunigiana che nello Spezzino. Un impero gran parte del quale è stato posto sotto sequestro dalla Guardia di Finanza della Spezia che ha indagato l'imprenditore per presunta frode fiscale ammontante a circa 13 milioni di euro. I militari del nucleo di polizia tributaria della Finanza della Spezia hanno eseguito un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, per reati tributari, a carico di 4 società con sedi legali alla Spezia e provincia, tutte riferibili direttamente - si legge nella nota delle Fiamme Gialle - a un imprenditore del settore dei trasporti di merci su strada. Il provvedimento è stato emesso dal Gip presso il Tribunale della Spezia, Diana Brusacà, nell'ambito di indagini coordinate dal sostituto procuratore della Repubblica, Claudia Merlino. In particolare, le indagini sono scaturite da complesse attività ispettive di natura fiscale, avviate a partire dal febbraio 2010, che hanno interessato 5 società rientranti in un gruppo di imprese, tutte riconducibili al 67enne Riccardo Trusendi, al quale sono stati sequestrati 111 tra camion e rimorchi, due abitazioni (una a Posara di Fivizzano, l'altra nel Veneto) e tre terreni boschivi sempre nel Fivizzanese. Le verifiche fiscali, afferma la Finanza, supportate anche da articolate indagini finanziarie che hanno interessato i conti correnti, le disponibilità e i rapporti riferibili agli amministratori di diritto e di fatto delle imprese «hanno permesso di delineare un complesso sistema di gestione dell'attività di trasporto organizzata dall'imprenditore, finalizzato, anche mediante l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti "infragruppo", a evadere le imposte e a "svuotare" le società in procinto di fallire prima di organizzare il trasferimento all'estero della loro sede» si legge appunto nel comunicato della Finanza. In pratica, gli accertamenti fiscali hanno consentito di rilevare l'effettuazione di diverse operazioni di cessioni e prestazioni infragruppo che rappresentavano passaggi meramente fittizi di beni e servizi, ossia "operazioni inesistenti", finalizzate alla creazione, a favore della società cessionaria, di consistenti crediti Iva da utilizzare per il pagamento di ritenute fiscali e contributi previdenziali. Pertanto - cita la nota dei militari spezzini - a seguito di tali operazioni, per la totalità delle imprese del gruppo, l'Iva non veniva mai versata e il fittizio credito Iva utilizzato per il pagamento delle altre imposte. Quindi Riccardo Trusendi, difeso dall'avvocato Andrea Corradino del Foro della Spezia, dovrà rispondere di frode fiscale per un imponibile evaso, sempre secondo la Finanza, di circa 53 milioni di euro. Trusendi, nativo di Pontremoli, risiede ad Arcola e, alla Spezia e a Massa, ha le sedi legali di alcune società di cui ricopre incarichi di liquidatore o amministratore unico, o procuratore come nel caso di società aventi sede all'estero. Tornando alla indagine della Finanza spezzina, nella nota relativa a Trusendi si legge che «altri casi riferibili a fatture per operazioni inesistenti sono stati riscontrati con riguardo a prestazioni di trasporto infra-gruppo, comprovate da documentazione generica (assenza di dettagli circa le modalità di trasporto, l'indicazione del conducente, dell'itinerario, dei luoghi di consegna, ecc.). Il sistema così delineato permetteva appunto di creare, in capo alla società acquirente, sempre riconducibile al citato imprenditore, indebiti crediti che, come detto, consentivano alle sue società di non versare mai l'Iva e di compensare il credito così artatamente costituito con altri debiti di natura tributaria, in prevalenza ritenute e contributi previdenziali». «All'esito dei predetti accertamenti di natura fiscale - conclude la nota delle Fiamme Gialle - all'imprenditore viene constatato, solo con riferimento alle suddette società, un'Iva dovuta pari a circa 13 milioni di euro (11 secondo la difesa) e un imponibile evaso pari a circa 53 milioni di euro». R.L.
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