Finanza
Shipping in ginocchio, è fallita la BM
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La sede della Bm Shipping Il gruppo non è riuscito a vendere otto navi e racimolare 21 milioni
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CARRARA. Non sono riusciti a vendere le otto navi del gruppo (l'obiettivo era incassare 19/21 milioni di euro) prima dell'adunanza dei creditori. E così il tribunale di Massa, venerdì scorso, ha dichiarato il fallimento per uno dei simboli dello shipping apuano, la storica azienda BM. Un altro pezzo di armamento italiano in ginocchio: la BM, in concordato preventivo dallo scorso settembre, avrebbe dovuto vendere 8 navi per evitare il fallimento. Ma due istituti di credito (la Cassa di risparmio della Spezia e la Montepaschi) non hanno concesso il preventivo assenso a cancellare le ipoteche per procedere alla vendita. Consenso che invece era arrivato da Cassa di risparmio di Lucca, Unicredit e Mediocredito. E così è stato dichiarato il fallimento. Adesso l'obiettivo resta per l'azienda la vendita immediata delle navi, tramite il tribunale. Per quel che riguarda i posti di lavoro la situazione non cambia rispetto a quella del cocnordato. Dieci dipendenti in cassa integrazione: questo il costo, sotto il profilo occupazionale, della crisi della BM. Ma i lavoratori saranno in parte riassorbiti tramite un contratto di affitto di ramo d'azienda. A mettere in ginocchio la Bm, azienda che all'epoca del suo massimo splendore aveva aperto nove società controllate negli Stati Uniti, in India, Cina, a Dubai, in Brasile e a Hong Kong, sono stati investimenti sbagliati. I debiti verso gli istituti di credito ammontano a oltre 77 milioni di euro, di cui 28,3 milioni esigibili entro quest'anno e 48,7 negli anni successivi. I risultati del bilancio d'esercizio 2010 e il perdurare di un trend di mercato negativo hanno ulteriormente complicato la vita al gruppo, che, nonostante avesse avviato da mesi un piano di ristrutturazione concordato con i creditori, alla fine ha dovuto arrendersi. Il bilancio dell'esercizio passato si è chiuso con una perdita di 74,5 milioni di euro.
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