Il Tirreno

Il racconto. Il dipendente comunale di Aulla è stato incaricato attorno alle 16 di aprire la stanza della Protezione civile

«In emergenza con l'ufficio chiuso»

Gli effetti della devastante alluvione del 25 ottobre nelle strade di Aulla
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Gli effetti della devastante alluvione del 25 ottobre nelle strade di Aulla

Riccardo Gnetti racconta come si è salvato dalla furia dell'alluvione

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 AULLA. A quaranta giorni dall'onda di acqua e fango che ha sparso distruzione e morte in città, continuano a venire a galla le storie che la tragedia ha portato e porta con sé. Usiamo il passato e il presente perché le storie, due, risalgono sia al pomeriggio del 25 ottobre (data che resterà impressa nelle menti degli aullesi) che al presente.  Iniziamo dal passato, da quelle ore terribili, per riportare in superficie una storia che ha risvolti di sicuro interesse. Si tratta della testimonianza del dipendente comunale Riccardo Gnetti che vive nella zona più colpita dal gorgo di acqua e fango, fra via Resistenza e viale Lunigiana, e che abbiamo incontrato nel suo ufficio, al termine di una mattinata di lavoro.  Un particolare, quello della residenza di Gnetti, che servirà in seguito, poiché quello che più importa è che attorno alle 16 del 25 ottobre, Gnetti si trovava al lavoro nel suo ufficio all'ultimo piano del municipio e riceveva una telefonata.  «Era il responsabile comunale del servizio Protezione civile, il quale mi diceva di andare ad aprire l'ufficio di Protezione civile al piano di sotto».  Quindi, alle 16, secondo il racconto di Gnetti, l'ufficio in questione sarebbe stato vuoto: un particolare che potrebbe destare qualche polemica, ma anche curiosità.  «Appena aperto l'ufficio - prosegue Gnetti - ho preso le chiavi della jeep della Protezione civile per andare a fare un controllo e sincerarmi di una situazione che, lo abbiamo purtroppo appurato, andava rapidamente degenerando. Sono stato fuori un quarto d'ora, ho parcheggiato la jeep nei locali sotto il municipio e sono tornato nell'ufficio della Protezione civile, da dove ho fatto due telefonate, una delle quali all'Autocamionale della Cisa, che mi informava del fatto che per loro non c'erano problemi. A questo punto, erano circa le 17, mi ha chiamato mia moglie e mi ha detto di andare a casa per mettere al sicuro le auto e gli scooter. Mentre stavo cercando di salvare i mezzi in garage, mi ha chiamato il sindaco Roberto Simoncini, dicendomi di tornare in municipio per togliere la jeep della Protezione civile dai fondi. Sono subito tornato indietro e, arrivato alla jeep, ho udito come dei colpi di cannone: erano le vetrate frantumate dalla pressione dell'acqua».  Il racconto di Gnetti si fa drammatico e concitato.  «Ho subito messo in moto il mezzo ma, dopo pochi metri, mi é piombata addosso un'auto dei vigili urbani; poi ho sentito il consigliere comunale Giovanni Chiodetti, che ha la delega alla Protezione civile, urlarmi da sopra di andare via da lì. Mi sono quindi afferrato a una balaustra, riuscendo nell'impresa. Poi ho iniziato a cercare mio figlio, che gestisce una videoteca in via Resistenza, ma fortunatamente si era già messo in salvo».  Il bilancio per la famiglia Gnetti parla di tre auto e due scooter perduti, ma anche di un ritorno alla vita, visto che sabato 17 dicembre la videoteca di famiglia, Videovip, riaprirà i battenti.  Morto uno sfollato. Venendo al presente, domenica scorsa è deceduto Virginio Galeazzi, uno dei tanti anziani sfollati da quartiere Matteotti, il quale vi viveva dal 1953. L'anziano era stato sfollato il 15 novembre, come tutti gli altri. Poi, per motivi di salute, era stato ricoverato alla clinica Sanatrix, dove è purtroppo deceduto. Un trapasso forse dovuto, si chiedono alcuni, forse causato anche dal dolore per essere stato costretto ad abbandonare la propria casa? G.U.

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di Redazione Pisa