Italia
E le casse comunali "piangono" ancora
C.S.
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ASSESSORE. Alessandro Volpi ha la delega alle Finanze L'assessore Volpi: gran parte dei soldi finirà allo Stato
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MASSA. Ok, il governo rimette l'Ici (o Imu che dir si voglia) e nelle casse del Comune entreranno più soldi. Quindi ci troveremo bollettini Tarsu più "gentili" o pagheremo di meno per i servizi: dagli asili nido alle mense scolastiche. La riflessione è logica, ma, purtroppo, non torna. Perchè il gettito Ici finirà in minima parte a Palazzo civico: la maggior parte di quei soldi andrà direttamente a Roma. Servirà per ridurre il debito del paese. Ribadisce il concetto Alessandro Volpi, assessore alle finanze: «La manovra è da 30 miliardi, ma di questi circa 20 servono per coprire il debito». In effetti, l'introduzione dell'Imu sulla prima casa (sperimentale dal 2012 al 2014 e a regime dal 2015) garantirà allo Stato un extragettito da 11 miliardi «ma - sottolinea Volpi a chiare lettere - non siamo ancora in grado di dire quanti di quei soldi rimarranno nelle casse degli enti locali». Insomma, l'Ici garantiva entrate per il Comune, con l'Imu non sarà - almeno per ora - esattamente così. I proprietari di immobili pagheranno, ma il denaro servirà per contrarre l'esposizione debitoria del paese ed evitare le "bacchettate" dell'Europa e di Angela Merkel. C'è di più: «Sono previsti tagli ai traferimenti erariali - Volpi illustra altri aspetti della manovra Monti - pari a 1,4 miliardi». Meno soldi da Roma ai Comuni, dunque, e incertezza su quanto del gettito Imu rimarrà in cassa a Palazzo civico. L'assessore ricorda anche lo Stato, al momento dell'abolizione Ici nel 2008, si era assunto un impegno: «garantire trasferimenti pari alla cifra cui gli enti locali erano costretti a rinunciare», ma lo ha fatto con il contagocce. E in ritardo. Dunque il Comune e l'assessore alle Finanze non si sbilanciano e non promettono alcuno "sconto", nè riduzioni. Non sanno ancora quanto rimarrà nelle loro disponibilità, ma sperano di saperlo presto. Perchè i tempi stringono e c'è da definire il bilancio di previsione del 2012. Certo è che dall'Ici entravano in Comune circa 17 milioni di euro che si sono contratti parecchio, riducendosi a 13 circa, con l'abolizione dell'imposta sulla prima casa. Adesso, potenzialmente, quei 4 milioni potrebbero rientrare. Ma una parte servirà allo Stato per coprire, almeno in parte, il debito. Non è detto, quindi, che l'amministrazione possa correggere il tiro, rinunciando una volta per tutte all'aumento della Tarsu o - altra ipostesi - garantendo maggiori servizi. Non è detto perchè il Comune non è ancora in grado di fare previsioni. Anche se ai sindaci è data una doppia possibilità: diminuire l'aliquota sulla prima casa o, volendo, aumentare quella sulla seconda. Certo è che il Comune dovrà mettersi subito al lavoro, riconteggiare le abitazioni, verificare le eventuali prime case fasulle. Insomma, individuare tutti gli immobili. Compresi quelli rurali su cui, fino alla manovra Monti, non si pagava neppure un centesimo d'Ici. Insomma, il concetto è chiaro: prima c'è da salvare il paese dal rischio default poi potremo pensare agli enti locali. Peccato, però, che Stato o Comune, i cittadini siano sempre gli stessi. Arriva l'Imu, ma non si contrarranno, almeno per ora, altre tasse o imposte. È il sacrificio cui siamo chiamati per il bene del paese.
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