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Arriva l'Imu: stangata sulla prima casa

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Prelievo del 4 per mille. E aumenti del 60% per le seconde e terze abitazioni

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 MASSA. Per molti italiani è solo un ricordo. Dal 2008, infatti, per la prima casa non si versa un centesimo d'Ici. Tranne per case di gran lusso, in categoria A1, A9 e A8. Una scelta dell'allora governo Berlusconi, anticipata, a dire il vero, da Romano Prodi. Fu lui, infatti, a concedere detrazioni oltre i 300 euro, esentando di fatto circa il 40% delle famiglie. Adesso l'Ici torna. E più salata di prima. Il nome è un altro, Imu (imposta municipale unica) perchè così prevede il federalismo fiscale, ma la sostanza è la stessa: un'imposta sugli immobili.  Stangata Ici. Si paga per case (ora anche per la prima), negozi, uffici e - novità della manovra Monti - sui fabbricati rurali. E verseremo più di quanto non facessimo nel 2007. Sborseranno di più anche quelli che l'Ici la pagavano già, vale a dire i proprietari di seconde e terze case e di immobili di lusso. E non è finita perchè anche "la scappatoia" della casa data in comodato d'uso ai figli non funzionerà più. Fino ad ora una famiglia poteva permettere ai figli di vivere nella seconda casa,l'appartamento risultava in uso come prima casa e, quindi, addio Ici. Adesso, invece, non ci sarà via di scampo. Per nessuno.  Si paga di più perchè nei calcoli Ici aumenta il moltiplicatore: le rendite catastali vengono rivalutate fino al 60%. Fatta eccezione per gli alberghi, gli uffici e gli studi privati per cui è previsto un diverso moltiplicatore (80 e non 160).   Come funziona. Il risultato è chiaro: tutti pagheremo l'Ici sulla prima casa e, rispetto agli anni pre 2008, verseremo il 60% in più che, per una casa media (4 vani categoria A4), si traduce in 200 euro e oltre. Come calcolare l'aumento? Beh, ad ogni immobile è associato un valore. Quel valore veniva moltiplicato per 105 (già era stata inserita una rivalutazione del 5%) quindi per 4, poi diviso per millle. Era il 4x1000, infatti, l'aliquota applicata per la prima casa. La cifra ottenuta corrispondeva all'importo Ici da versare. Adesso nella moltiplicazione al numero 105 dovremo sostituire il 160. Con differenze significate nel risultato finale. Alcuni esempi - a conferma di quanto detto - sono riportati nella tabella accanto. Una villetta a schiera di 4 vani, nel viale Roma, ha una rendita di 753 euro, eseguendo la serie di operazioni, il dato che si ottiene è di 316 euro. Con il nuovo moltiplicatore - provare per crederci - è di 481 euro: un aumento di 165 euro annui. Non spiccioli. E l'aumento, chiaramente, fa sentire i suoi effetti anche sulle seconde e terze case per cui l'aliquota sarà del 7,6xmille (fino ad ora nel nostro Comune era del 7). Certo la vera sfida sarebbe mettere mano alla ridefinizione delle rendite. Dalla tabella si deduce, ad esempio, che sono più basse nel centro storico (vedi via Cairoli) che altrove: definite, infatti, parecchi decenni fa non sono più state ritoccate, nonostante il mercato immobiliare classifichi il centro storico come zona di pregio. Le entrate più consitenti arriveranno dalle case di pregio. Dai dati pubblicati dall'agenzia del territorio risulta che in provincia ci sono 22 immobili "signorili". I proprietari, nel caso quei beni siano prima casa, pagheranno 1864 euro contro i 1223 che hanno pagato con il vecchio sistema di calcolo (loro pagavano anche gli anni scorsi). Differenza più sostanziosa per la seconda casa: tra aumento del moltiplicatore e dell'aliquota, si passerà da 2140 euro a 3522.   La discrezione del sindaco. Insomma, prepariamoci alla stangata. Ai sindaci è concessa discrezionalità: potrebbero ridurre l'aliquota sull'abitazione principale dal 4 al 2xmille. Difficile che lo facciano, però, visto che di soldi in cassa ce ne sono ben pochi. I primi cittadini hanno anche la possibilità di aumentare o diminuire del 3xmille l'aliquota sulle seconde case. Per saperne di più aspetteranno comunque di leggere le pubblicazioni in Gazzetta. Chiara Sillicani

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di Redazione Pisa