La manifestazione
«Tutti in divisa prima di Natale»
Claudio Figaia
◗
SCUOLA. Ragazzi alluscita dalle medie Giorgini di Montignoso Felpe e t-shirt gratis: sponsor Campolonghi. Insorge una parte di genitori
3 MINUTI DI LETTURA
MONTIGNOSO. Alla Giorgini come al college: tutti in divisa. Felpa e polo blu con il logo della scuola - la scritta "Giorgini" e un disegno stilizzato di mare, montagne e rocca Aghinolfi, i simboli di Montignoso - e anche un "pratico" pantalone jeans. Vestiranno così gli alunni della media? La preside Tosca Barghini ne è arci-convinta, sicurissima. «L'abbigliamento è già stato ordinato, a giorni dovrebbero arrivare i completi. Speriamo prima delle vacanze di Natale. Ho visto le anteprime, sono indumenti belli da vedere», dice con entusiasmo. Ma il fronte del "no" alle divise non si arrende. Ed è pronto a giocare le sue carte nel Consiglio d'istituto del "comprensoriale" di Montignoso (che unisce, oltre alla Giorgini, scuole elementari e d'infanzia). Dove le recenti elezioni hanno assegnato alla lista "Arcobaleno", promossa dai genitori che si oppongono all'adozione dell'uniforme, quattro rappresentanti su otto. Una forza in grado di bloccare ogni iniziativa in questo senso. E, contando la sola scuola media, la lista anti-divise ha la maggioranza assoluta: il 68%. «Invitiamo la preside a cessare ogni pressione su alunni e famiglie per indurle a dotarsi della divisa scolastica. E invitiamo gli insegnanti a riflettere su una decisione di nessun valore pedagogico. È da irresponsabili chiedere alle famiglie 60-70 euro per la divisa quando mancano personale, carta e libri», dicono i genitori del Comitato anti divise. La dirigente scolastica, però, va avanti senza ripensamenti. E a sua volta gioca un'altra carta pesante. La scuola ha trovato uno sponsor: sarà la Fondazione Campolonghi (fondata da Vando D'Angiolo, presidente e amministratore delegato della Campolonghi Spa con lo scopo di aiutare gli studenti della scuola dell'obbligo) a pagare le uniformi dei ragazzi, coprendo per intero i 66 euro di esborso per un completo. Il sostegno economico arrivato dal big del marmo (Campolonghi è una delle più grandi aziende del settore lapideo a livello internazionale) permette di superare una delle obiezioni più forti mosse contro il progetto: quello, appunto, del costo della divisa «imposto» alle famiglie. «La Fondazione Campolonghi ci ha aiutato senza chiedere nulla in cambio. E non ha voluto che il suo nome o logo venisse riportato sull'abbigliamento (il che avrebbe scatenato presumibilmente altre polemiche ndr.)», spiega in proposito la Barghini. «Ben vengano sponsorizzazioni e contributi dei privati, a patto che vengano indirizzati a obiettivi più utili», ribattono dal comitato. Ma cosa succederà se una parte degli alunni non indosserà felpa e pantaloni "d'ordinanza"? Risponde la preside: «L'adozione delle divise entrerà nel regolamento d'istituto e, dunque, diventerà una norma da rispettare, come quella, ad esempio, del divieto di fumo». E chi non lo farà? «Non prenderemo, è chiaro, provvedimenti nei confronti dei ragazzi, ma convocheremo i genitori, chiederemo spiegazioni...». Di sicuro, contrattaccano i genitori del comitato «anti divise», non potrà adottare alcuna sanzione. E una norma senza sanzione, si sa, è inefficace: «Non esiste alcun obbligo di legge che costringa le famiglie a vestire in divisa i figli. Le misure adottate dal vecchio consiglio d'istituto possono costituire un'indicazione, un suggerimento, non un obbligo. E noi intendiamo far valere questo elementare diritto di libertà nei confronti di tutti gli alunni.Anche se ci fosse un solo ragazzo che non intenda uniformarsi a queste decisioni». La guerra delle divise continua.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
